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Storia

Bergamo scomparsa: come Colleoni s’ingraziò la Chiesa

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Bergamo scomparsa: come Colleoni s’ingraziò la Chiesa
Castello di Cavernago

Abbiamo visto che il Colleoni ricevette, nel corso della sua lunga attività al servizio della Serenissima, l’investitura feudale su diverse località di un territorio che si estendeva tra Romano e Martinengo. Lo studioso Massimiliano Zanot sottolinea che la concessione, comprendente il diritto di trasmissione agli eredi, fu solo il riconoscimento formale di un dominio già largamente esercitato di fatto.

Negli anni precedenti il condottiero aveva provveduto alla costruzione di edifici sacri e alla ricostruzione di fortificazioni distrutte, presentandosi alle comunità che sarebbero entrate in sua soggezione come benefattore e finanziatore di opere in campo religioso e civile.

Il consenso dei sudditi gli era necessario in quanto le terre di cui la Serenissima via via lo investiva godevano da parte del governo veneziano di ampie prerogative di autonomia oltre che della separazione dalla città di Bergamo.

Gli interventi di riedificazione delle chiese erano funzionali ad ottenere una partecipazione diretta alla vita della parrocchia e quindi della comunità mediante il conseguimento di benefici ecclesiastici, juspatronati sulle cappelle o giurisdizioni sulle chiese stesse. Il primo passo, cui ne sarebbero seguiti molti altri, era l’acquisizione del diritto di voto all’elezione del parroco, diritto che veniva attribuito al condottiero o a un membro della sua famiglia.

Tale politica pervasiva delle istituzioni ecclesiastiche, attuata anche attraverso donazioni e fondazioni, fu talora osteggiata dal vescovo Giovanni Barozzi, energico difensore dell’organizzazione ecclesiastica, ma nello stesso abile politico, capace di conseguire i risultati voluti evitando scontri diretti con il condottiero.

Fra gli edifici ampliati o ristrutturati con intervento colleonesco ricordiamo la chiesa parrocchiale di Romano, la chiesa parrocchiale di Martinengo, la chiesa di Ghisalba, la chiesa di Malpaga eretta di bel nuovo con il titolo a San Giovanni Battista, l’oratorio di San Pietro nella stessa località oltre a tutti i castelli del suo dominio con le chiese ad essi annesse.

Ma fra gli insediamenti ecclesiastici voluti dal condottiero sul territorio sono da ricordare in particolare gli edifici conventuali. Nel 1462 il Colleoni iniziava la costruzione di un convento destinato all’Ordine domenicano presso la chiesa di Santa Maria della Basella in comune di Urgnano. La chiesa, già esistente da circa un secolo, veniva sottratta con bolla pontificia alla giurisdizione vescovile per passare a quella del vicario generale lombardo dell’Osservanza domenicana.

Nel 1471 il condottiero otteneva al Papa Paolo II l’approvazione ad erigere un convento maschile ed un monastero femminile a Martinengo. Il 18 settembre 1475 il convento dell’Incoronata dell’Ordine dei francescani minori e il monastero di Santa Chiara dell’Ordine delle clarisse erano attivi e ricevevano da Papa Sisto V la concessione delle grazie, degli indulti e delle esenzioni spettanti. Quaranta giorni dopo Bartolomeo Colleoni moriva.

Di particolare interesse gli affreschi dell’abside e del presbiterio della chiesa di Santa Maria Incoronata a Martinengo, di anonimo pittore influenzato dalla cerchia del Bembo. Forse il Colleoni che aveva seguito personalmente le varie fasi della costruzione e della decorazione dei due edifici, riuscì a vederli realizzati.

Andreina Franco Loiri Locatelli

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