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Parola all'avvocato

Spiagge, niente rinnovo automatico per le concessioni

Di Redazione19 Luglio 2016 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo

Lo ha stabilito una sentenza della Corte Europea. L'avvocato Roberta Cuttin spiega le conseguenze

Spiagge, niente rinnovo automatico per le concessioni
Spiaggia

Le concessioni per gli stabilimenti balneari non possono essere rinnovate automaticamente: occorre una selezione imparziale e trasparente attraverso gare d’appalto. Lo ha stabilito la Corte di Giustizia europea nella recentissima e attesa pronuncia del 14 luglio.

La normativa italiana prevede, infatti, una proroga automatica e generalizzata, in assenza di una previa procedura di selezione, delle concessioni sulle aree demaniali, la cui scadenza è stata recentemente rinviata al 31 dicembre 2020.

Nonostante tali previsioni normative, alcuni operatori privati del settore turistico si sono visti negare la proroga delle concessioni da parte delle autorità italiane e hanno, quindi, presentato ricorso contro tali provvedimenti di diniego.

I giudici italiani aditi si sono, quindi, rivolti alla Corte di giustizia europea per ricevere chiarimenti in merito alla compatibilità della normativa italiana con il diritto dell’Unione europea.

I giudici europei, riprendendo le disposizioni contenute nell’art 12 della direttiva europea sui servizi, la cosiddetta “Direttiva Bolkestein”, hanno bocciato il meccanismo di proroga automatica sulle concessioni agli stabilimenti balneari in Italia, stante l’assenza, anche in fase di assegnazione iniziale, di qualsiasi procedura che consenta di effettuare una selezione imparziale e trasparente dei candidati.

Secondo la Corte di Giustizia europea la proroga automatica della concessioni rilasciate si pone in contrasto con la Direttiva Bolkestein, in forza della quale le concessioni demaniali, intese quali servizi su suolo pubblico, debbono essere aperte alla libera concorrenza attraverso l’assegnazione tramite asta pubblica.

Roberta Cuttin

Roberta Cuttin

La direttiva servizi, infatti, concretizza la libertà di stabilimento, nonché i principi di non discriminazione e di tutela della concorrenza.

L’art. 12 della direttiva disciplina, in particolare, l’ipotesi in cui, tenuto conto della scarsità delle risorse naturali o delle capacità tecniche utilizzabili, il numero delle autorizzazioni disponibili per una determinata attività sia limitato. In siffatta ipotesi, essa prevede che gli Stati membri possano subordinare un’attività di sfruttamento economico ad un regime di autorizzazione.

Con la recente pronuncia la Corte ha sottolineato, anzitutto, che spetta al giudice nazionale verificare, ai fini dell’applicazione della direttiva servizi, se le concessioni italiane debbano essere oggetto di un numero limitato di autorizzazioni a fronte della scarsità delle risorse naturali.

Nel caso in cui la direttiva sia applicabile, la Corte ha precisato che il rilascio di autorizzazioni relative allo sfruttamento economico del demanio marittimo e lacustre dovrà essere assoggettato ad una procedura di selezione tra i potenziali candidati, che presenti tutte le garanzie di imparzialità e di trasparenza.

Secondo i giudici di Lussemburgo la proroga automatica delle autorizzazioni non consente di organizzare una siffatta procedura di selezione.

L’art.12 della direttiva consente agli Stati membri di tenere in considerazione, nello stabilire la procedura di selezione, i motivi imperativi di interesse generale, quali, in particolare, la necessità di tutelare il legittimo affidamento dei titolari delle autorizzazioni di modo che essi possano ammortizzare gli investimenti già effettuati; ciò non può, tuttavia, giustificare una proroga automatica, qualora al momento del rilascio iniziale delle autorizzazioni non sia stata prevista alcuna procedura di selezione.

L’articolo 12 della direttiva osta, pertanto, ad una misura nazionale che, in assenza di una qualsiasi procedura di selezione tra i potenziali candidati, preveda la proroga automatica delle autorizzazioni di sfruttamento del demanio marittimo e lacustre per attività turistico – ricreative.

La Corte di Lussemburgo ha, altresì, precisato che nell’ipotesi in cui la direttiva non fosse applicabile e qualora una tale concessione presenti un interesse transfrontaliero, la proroga automatica della sua assegnazione ad un’impresa con sede in uno Stato membro costituirebbe una disparità di trattamento a danno delle imprese con sede in altri Stati membri, potenzialmente interessate a tali concessioni.

Roberta Cuttin

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