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Parola all'avvocato

Legittima difesa o giustizia privata?

Di Redazione13 Giugno 2016 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo

L'avvocato Carlo Foglieni spiega cosa prevede la legge attuale se qualcuno entra in casa vostra

Legittima difesa o giustizia privata?
Un ladro in appartamento

Dopo che, per l’ennesima volta, un ladro è stato sorpreso in casa a rubare ed è stato ucciso dal proprietario, il tema della “legittima difesa domiciliare” è tornato prepotentemente alla ribalta: c’è chi invoca “licenza di uccidere” e chi, invece, rifiuta categoricamente l’idea della “giustizia privata”. Le proposte di legge presentate in materia, anche di iniziativa popolare, sono molte: ma cosa prevede la legge in vigore?

La norma di riferimento in tema di “difesa legittima” è l’art. 52, comma 1, del Codice Penale secondo cui: “non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di difendere un diritto proprio od altrui contro il pericolo attuale in una offesa ingiusta, sempre che la difesa sia proporzionata all’offesa”.

L’aggressione e la reazione costituiscono dunque gli elementi essenziali della norma. Tuttavia, perché la difesa possa davvero considerarsi “legittima”, devono aversi contemporaneamente diversi requisiti. Più nel dettaglio, la condotta aggressiva deve avere ad oggetto un “diritto proprio od altrui” (personale, patrimoniale o morale) e deve essere “ingiusta” (cioè arrecata al di fuori di qualsiasi norma che l’autorizzi o la imponga), la situazione di pericolo provocata dall’offesa deve essere “attuale” (cioè incombente o perdurante) e, secondo la costante giurisprudenza, non deve essere stata determinata volontariamente dall’aggredito; la condotta difensiva deve invece avvenire nell’ambito di una vera e propria costrizione (l’aggredito deve trovarsi cioè nella situazione di dover scegliere fra il subire passivamente l’aggressione o reagirvi), deve costituire l’unica alternativa per sottrarsi all’aggressione e deve essere obiettivamente idonea a neutralizzarla. La difesa, da ultimo, deve essere proporzionata all’offesa.

Carlo Foglieni

Carlo Foglieni

Ebbene, è proprio quest’ultimo requisito della “proporzionalità tra offesa e difesa” il vero punctum dolens in materia, e non è un caso che proprio su tale requisito il dibattito sia stato più acceso. Nelle aule di giustizia l’orientamento oggi prevalente è quello di ritenere che il giudizio di proporzionalità vada effettuato non solo con riguardo ai mezzi adoperati dall’aggressore e dall’aggredito (arma da fuoco, arma da taglio, etc.) ma, soprattutto, con riguardo ai beni giuridici che offesa e difesa, rispettivamente, coinvolgono (vita, integrità fisica, patrimonio etc.). Secondo questo orientamento, e parlando ovviamente in termini generali, non c’è dunque proporzione, e conseguentemente non può invocarsi la legittima difesa, se l’aggressione ha ad oggetto il patrimonio e la reazione il bene supremo della vita: ciò per l’ovvio motivo che la vita umana vale più di qualsiasi oggetto.

Sennonché, spinto anche dalla volontà di reprimere il fenomeno delle cd. “rapine in villa”, nel 2006 il legislatore ha aggiunto due nuovi commi all’art. 52 del Codice Penale prevedendo una “presunzione assoluta di proporzionalità tra difesa e offesa” nell’ipotesi in cui, per difendere la propria o altrui incolumità ovvero i beni propri o altrui, il proprietario uccida con un’arma legittimamente detenuta o altro mezzo idoneo il ladro introdottosi furtivamente nella sua abitazione sempreché, nel caso di difesa di beni, il ladro non si sia dato alla fuga desistendo dai propri propositi criminosi e vi sia quindi un concreto pericolo di aggressione. Si tratta della cd. “legittima difesa domiciliare”.

Una sorta di “licenza di uccidere” quindi? Niente affatto. Come più volte precisato dalla giurisprudenza, infatti, per la configurabilità della “legittima difesa domiciliare” non è sufficiente la sussistenza delle predette condizioni, ma è altresì necessaria la sussistenza dei requisiti dell’attualità del pericolo, dell’ingiustizia dell’offesa e dell’inevitabilità dell’uso delle armi come mezzo di difesa della propria o dell’altrui incolumità. In caso contrario il proprietario di casa sarà comunque chiamato a rispondere del reato di eccesso colposo di legittima difesa e, in caso di condanna, persino a risarcire il danno ai famigliari del ladro ucciso.
Per offrire una tutela più ampia a chi viene aggredito negli ultimi mesi sono state quindi presentate numerose proposte di legge: vi è chi propone di introdurre una vera e propria presunzione legale di legittima difesa domiciliare e chi, invece, propone di escludere la configurabilità dell’eccesso colposo nei casi in cui sia provato che il proprietario abbia agito nelle condizioni previste per la configurabilità della legittima difesa domiciliare di cui si è detto.

Ad ogni buon conto, a prescindere dal merito delle diverse proposte di legge in campo, se da un lato è bene non dimenticare che in una democrazia l’uso della forza è una prerogativa esclusiva dello Stato e che va evitata qualsiasi deriva di giustizia privata, dall’altro lato è opportuno rilevare che lo Stato ha il dovere di garantire il diritto di ogni persona alla vita e all’incolumità, nonché di proteggere i cittadini dalla aggressioni ingiuste. Anche perché, come si dice in un famoso film, “in un assassinio non c’è mai una parte giusta…mai!”.

Carlo Foglieni

L’avvocato Carlo Foglieni si occupa prevalentemente di diritto penale e dell’ambiente. È il referente della Commissione di diritto penale dell’Associazione italiana giovani avvocati (Aiga) di Bergamo.

 

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