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Economia

Banca Popolare Bergamo: utile netto a 33,9 milioni

Di Redazione10 Maggio 2016 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Banca Popolare Bergamo: utile netto a 33,9 milioni
La sede di Banca Popolare di Bergamo, gruppo Ubi Banca

BERGAMO — Il consiglio d’amministrazione della Banca Popolare di Bergamo S.p.A., riunitosi al complesso di Sant’Agostino in Città Alta, ha approvato la situazione patrimoniale ed economica al termine del primo trimestre 2016.

“Nonostante il difficile contesto economico, la qualità dell’attività della Banca e la capacità di intrattenere buone relazioni con la clientela hanno consentito nuovamente, confermando il trend registrato nei periodi precedenti, di incrementare nel trimestre il numero di clienti (oltre 1.900) e di conti correnti (oltre 3.600)” si legge in un comunicato stampa.

Confermato nuovamente nel trimestre il supporto all’economia delle famiglie e del territorio: pari a 707 milioni le nuove erogazioni di finanziamenti a medio/lungo termine – di cui circa 200 milioni a favore dei privati e più di 500 milioni a favore delle imprese; tra questi ultimi, si segnalano finanziamenti “TLTRO” – Targeted Longer-Term Refinancing Operations – concessi con fondi BCE a oltre 1.000 controparti per complessivi 215 milioni; ulteriore supporto ai programmi di investimento delle imprese è stato fornito con finanziamenti strutturali erogati dalla Capogruppo per oltre 113 milioni (+28,8% rispetto al marzo 2015),

Nuove erogazioni leasing per circa 51 milioni (in linea con il dato 2015) e con turn over factoring per 638,8 milioni; positivo il risultato della gestione operativa a 82,6 milioni, determinato da proventi operativi per 193,1 milioni ed oneri operativi per 110,6 milioni; le commissioni nette manifestano un andamento superiore a quanto registrato a fine marzo 2015 e salgono a 92,6 milioni, trainate dalla positiva dinamica delle commissioni da raccolta gestita ed assicurativa e pur risentendo della riduzione delle commissioni da raccolta ordini e su finanziamenti.

Stabilità degli oneri operativi, con risparmi riscontrati nelle spese del personale per 3,5 milioni (- 5,2%) e maggiori costi nelle altre spese amministrative, sulle quali grava in particolare la contribuzione ordinaria al Fondo di Risoluzione Unico Europeo per 3,7 milioni; non considerando tale componente, l’aggregato risulterebbe in calo dello 0,9%.

Utile netto a 33,9 milioni, – comprensivo del contributo al Fondo di Risoluzione Nazionale di cui sopra – rispetto a 43,9 milioni dell’anno precedente.

Rapporto Cost/Income al 57,25% rispetto al 54,86% di fine marzo 2015 che non comprendeva il contributo al Fondo di Risoluzione di circa 3,7 milioni.

I livelli degli indicatori sulla qualità del credito: nel corso dei tre mesi sono state effettuate rettifiche nette su crediti per 26,7 milioni (25 milioni a fine marzo 2015); la gestione da parte della Banca del proprio portafoglio crediti trova riscontro nel costo del credito, attestatosi allo 0,56% (0,53% al termine del primo trimestre 2015).

In crescita il risparmio assicurativo (+ 5,73%) e stabile il risparmio gestito, pur in presenza di un effetto mercato fortemente negativo (indice FTSE Mib -15,4% dall’inizio del 2016); nel periodo si sono registrati flussi netti di risparmio gestito per oltre 260 milioni e nuove sottoscrizioni di “polizze vita” per 295 milioni.

I coefficienti patrimoniali, posizionati a livelli di gran lunga superiori ai requisiti normativi in vigore (calcolati applicando la normativa Basilea 3): alla fine del trimestre il rapporto fra il capitale primario di Classe 1 ed il totale delle attività di rischio ponderate (Common Equity Tier 1) è pari al 17,95%.

Con riferimento agli aggregati patrimoniali, gli impieghi alla clientela si sono posizionati a 18,9 miliardi, in crescita dell’1,1% nel trimestre.
La raccolta totale, al netto del trasferimento di quote di risparmio amministrato su dossier UBI per circa 2,2 miliardi, ammonta a 47,6 miliardi.

Alla fine del trimestre i crediti deteriorati netti, pari a 1,528 miliardi (8,07% dei crediti netti verso la clientela), si sono rivelati in calo rispetto a quanto registrato sul fine anno 2015 (1,539 miliardi con un’incidenza dell’8,21%). Dalla chiusura del bilancio 2015, in osservanza degli aggiornamenti normativi di Banca d’Italia, viene recepita la nuova definizione di “inadempienze probabili”, che include le posizioni precedentemente classificate come incagli e crediti ristrutturati.

Il rapporto sofferenze nette/impieghi netti, attestatosi al 4,51%, risulta tendenzialmente stabile rispetto al dicembre 2015 (4,49%) mantenendosi costantemente al di sotto del dato di sistema (4,60%).

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