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Storia

Bergamo scomparsa: i condottieri di ventura

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Bergamo scomparsa: i condottieri di ventura
La Rocca a Bergamo Alta

Abbiamo visto come in età comunale gli eserciti fossero costituiti dai cittadini chiamati a prestare servizio in caso di necessità. Ma verso la fine del XIII secolo in seguito al declino delle istituzioni comunali la partecipazione personale alle battaglie divenne sempre meno frequente.

Anche a Bergamo come in tutti gli altri comuni italiani ebbe inizio la pratica dell’utilizzo di soldati mercenari forestieri. Il fenomeno si presentava in modo ancor più vistoso là dove si erano istituite delle signorie. Del resto le nuove tecniche di combattimento richiedevano capacità ed addestramento che solo il professionismo poteva garantire.

Nel corso del XV secolo la gestione della guerra era affidata quasi completamente alle compagnie di ventura, milizie professioniste , talora di dimensioni ridotte, però sempre più spesso raggruppate in veri e propri eserciti di dimensioni notevoli. Al comando di ciascuna era un condottiero, che stipulava un contratto, detto condotta, con un singolo stato assicurandogli i propri servigi e la propria fedeltà. Ne riceveva in cambio una retribuzione per sé e per i soldati. La condotta comportava un periodo di servizio pattuito detto “ferma” ed un secondo periodo di “rispetto” durante il quale lo stato committente poteva trattenere al suo servizio condottiero e soldati. Non fu raro il caso in cui i soldati si rivoltarono perchè lo stipendio ritardava. In tempo di pace le compagnie di ventura non assoldate costituivano comunque un pericolo per le popolazioni spesso a rischio di saccheggi.

Al termine della condotta il condottiero poteva mettersi al servizio di un altro signore, magari anche di quello contro il quale aveva fino allora combattuto. Veniva ovviamente considerato tradimento qualsiasi accordo con il nemico prima del termine della condotta. Proprio con l’accusa di alto tradimento il 5 maggio 1432 fu giustiziato in piazza San Marco a Venezia Francesco Bussone conte di Carmagnola.

Durante la guerra tra Venezia e Milano furono frequenti i passaggi dall’uno all’altro campo. Così fecero sia Francesco Sforza che Bartolomeo Colleoni. I due si trovarono in alcune circostanze a combattere dalla stessa parte ,altre volte l’uno contro l’altro. Sembra però che entrambi abbiano sempre rispettato i termini delle loro condotte.

Il mestiere delle armi non era disdegnato dagli esponenti di famiglie che esercitavano il potere e che riuscirono ad accrescerlo proprio grazie alle”condotte”. Così i Malatesta,signori di Rimini, che, come abbiamo visto, ottennero anche per breve tempo la signoria di Bergamo. Così i Montefeltro, conti e poi duchi di Urbino, così i Gonzaga, conti e poi duchi di Mantova.

Numerosi anche i condottieri di oscure origini che attraverso la guerra mercenaria riuscirono a costituire piccole compagini statali e ad ottenere per sé e per i propri discendenti titoli signorili. Eccezionale il caso di Francesco Sforza, legittimato signore di Milano grazie al matrimonio con la figlia dell’ultimo discendente dei Visconti, Filippo Maria. Oggetto di inestinguibili invidie da parte degli altri condottieri e in particolare da parte di Bartolomeo Colleoni.

Andreina Franco Loiri Locatelli

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