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Storia

Bergamo scomparsa: la città sotto assedio

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Bergamo scomparsa: la città sotto assedio
Bergamo sotto assedio, difesa dal Colleoni

Già l’8 maggio 1428 , mentre erano in corso le prime operazioni di guerra, arrivavano a Bergamo tre nobili veneziani con la carica di provveditori straordinari a prendere possesso della nostra città in nome della Repubblica.

Il 4 luglio, otto ambasciatori bergamaschi “superbissimamente vestiti” e accompagnati da un grandissimo numero di gentiluomini si recavano a Venezia per prestare giuramento di fedeltà alla presenza del Doge. Il passaggio della città al dominio della Serenissima era praticamente compiuto anche se il riconoscimento giuridico e il consolidamento del potere avrebbero dovuto aspettare ancora molto tempo.

La guerra continuava con alterne fortune nel territorio e raggiungeva spesso i borghi cittadini. Per lunghi periodi Bergamo fu praticamente sotto assedio. Nel novembre 1437 il Piccinino, comandante delle truppe milanesi riusciva a penetrare in Borgo Pignolo, distruggendolo in gran parte. Bergamo resistette grazie alle difese approntate da Bartolomeo Colleoni, in quel momento di parte veneziana. Un affresco conservato nel castello di Malpaga ricorda l’evento. Nel settembre 1438 soldati milanesi depredavano poi Borgo Palazzo e Borgo Santa Caterina.

In città le famiglie ghibelline, decisamente filomilanesi, congiuravano per riportare Bergamo sotto il dominio visconteo. Racconta una cronaca anonima, riportata dal Belotti, che molti “bergamaschi amici del Duca” avevano ordito un complotto autotassandosi per corrompere il conestabile posto alla guardia della città. “Di nottetempo sarebbero entrati per porta San Lorenzo, aiutati dalle milizie di Pietro Visconti e in modo speciale da una banda di Brembillesi”. Ma il tradimento fu scoperto e denunciato da un caporale del conestabile, tale Becharino da Pratta. Il traditore fu impiccato.

Viscontei e ghibellini dovettero rinunciare all’impresa e limitarsi a distruggere case, torri e vigneti fuori dalle mura. A Becharino da Pratta è tuttora dedicato un passaggio, che si diparte da via San Lorenzo a destra di chi sale.

Il governo veneziano, che pur nel corso del tempo avrebbe mostrato una decisa volontà di pacificazione fra le fazioni, durante le operazioni di guerra non ebbe certo la mano leggera nei confronti di chi mostrava ostilità nei suoi confronti. Molti esponenti del ghibellinismo bergamasco furono esiliati in città del territorio veneto, dove le loro mosse avrebbero potuto esser tenute sotto controllo. Ma anche di là essi continuavano ad ordire trame a favore dei Visconti. In particolare da Treviso e da Padova alcuni membri della famiglia Suardi i quali anche dopo la conclusione della pace continuarono ad essere banditi dal territorio bergamasco con conseguente confisca dei beni. Stessa sorte toccò a due fratelli della stessa famiglia, che avevano ceduto al nemico il castello di Cicola. Un nipote fu impiccato.

Vedremo nella prossima puntata come la punizione più severa fu inflitta agli abitanti della Val Brembilla, da sempre ghibellini e sostenitori della parte viscontea.

Andreina Franco Loiri Locatelli

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