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Storia

Bergamo scomparsa: l’ex chiesa della Maddalena

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Bergamo scomparsa: l’ex chiesa della Maddalena
Il portale d'ingresso alla ex chiesa

Abbiamo analizzato nell’incontro precedente la realizzazione della sede che ospitava il consiglio direttivo di tutte le schole flagellanti bergamasche. Fungeva anche da chiesa dei disciplini bianchi con annesso ospedale.

Del complesso trecentesco rimane la chiesa ristrutturata e ampliata nel 1363, situata all’attuale n°39 D di via Sant’Alessandro. Nel cortiletto di ingresso recentemente restaurato una lunetta con la figura della Maddalena sormonta il portale di pietra le cui mensole sono sostenute da due angeli. L’interno è a navata unica con quattro campate divise da tre archi acuti.

La parte absidale e l’arco di trionfo sono ricoperti di affreschi riferibili ad un anonimo pittore della fine del XIV secolo. Particolarmente significativo, un dipinto sulla parete destra del presbiterio ci presenta i padroni di casa. L’uno di fronte all’altro due gruppi di disciplini vestiti della capa con il cappuccio calato sul volto sono inginocchiati a mani giunte. Li precedono due confratelli che tengono alta tra le mani una croce astile con il Cristo crocefisso. Al centro, posti frontalmente, due confratelli hanno il volto scoperto. Le aureole, una delle quali raggiata, mostrano il segno della loro santità. Chi sono?

I volti visibili sono descritti con una certa schiettezza realistica. Probabile l’identificazione con San Pier Damiani sostenitore del valore salvifico della flagellazione e con San Domenico Loricato, suo discepolo. Raggi dorati cingono anche il volto coperto del crucifero di destra. Potrebbe trattarsi di frate Raniero Fasani, la cui “legenda” costituisce l’incipit della regola disciplinata bergamasca. Il crucifero di sinistra, non aureolato in nessun modo, potrebbe simbolicamente indicare il ministro generale in carica.

I confratelli tutti rivolgono lo sguardo alla figura di Cristo che appare all’interno di una mandorla iridata. Non è il Cristo misericordioso, è un Cristo irato che mostra il sangue sul costato. Gli oggetti che tiene nelle mani sono stati identificati come frecce. Un Cristo pronto a giudicare più che a perdonare. Ma ad intercedere per i confratelli peccatori intervengono i Santi nella fascia mediana del dipinto. Un po’ più alti dei devoti a significare la loro maggiore dignità. All’estremità sinistra un Santo variamente identificato e un Santo vescovo, all’estremità destra San Giovanni Battista e San Lorenzo, titolare di una delle più antiche confraternite flagellanti della città. Ma le due figure femminili al centro sono talmente vicine al Cristo da poterne toccare con la mano la mandorla iridata. E stendono entrambe il mantello a proteggere dall’ira divina la comunità dei confratelli. La Madonna e Santa Maria Maddalena, raffigurate nelle identiche dimensioni e sullo stesso piano quasi ad indicare una uguale dignità, compiono lo stesso gesto. Sono loro i due più potenti veicoli di intercessione.

Scene della vita di Santa Maria Maddalena sono conservate anche sopra l’arco del coro. Eseguite a metà Cinquecento sono attribuibili a Cristoforo Baschenis il giovane. Altre immagini della Santa furono probabilmente raffigurate sulle pareti dove ora restano solo lacerti di affreschi.

Lo spazio dell’ex chiesa, restaurata nel 2009, con la capienza di 150 persone, è oggi utilizzato per esposizioni, convegni, incontri musicali, rappresentazioni a servizio del centro cittadino.

Andreina Franco Loiri Locatelli

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