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Bergamo

Yara, processo Bossetti: duro scontro fra difesa e accusa

Di Redazione11 Dicembre 2015 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo

Su un'integrazione ai dati grezzi presentati dal Ris. I legali difensori: gioco delle tre carte. La replica della Ruggeri: limite della calunnia

Yara, processo Bossetti: duro scontro fra difesa e accusa
L'avvocato difensore di Bossetti, Claudio Salvagni

BERGAMO — Forti tensioni questa mattina al processo a Massimo Bossetti, imputato dell’omicidio aggravato di Yara Gambirasio. I difensori dell’artigiano di Mapello in polemica con la Procura, hanno rinunciato a controesaminare gli ufficiali del Ris di Parma sui cosiddetti “dati grezzi” alla base della relazione dei militari che estrapolarono il dna di “Ignoto 1”, poi attribuito da altri laboratori all’accusato.

La decisione è arrivata dopo il deposito di una integrazione ai dati grezzi che, secondo i legali difensori, costituiva una violazione del diritto di difesa. I legali hanno anche insinuato dei dubbi sulla “genuinità” di questi elementi. Il pm Letizia Ruggeri ha replicato che i dati grezzi erano stati chiesti dalla stessa difesa e che, rispetto agli elementi già in possesso delle parti, “non ve ne sono di diversi, ma di ulteriori” e che questi sono “perfettamente utilizzabili”.

Il magistrato ha definito “al limite della calunnia” le parole pronunciate dai difensori. Di fronte alla scelta dei legali di rinunciare al controesame le domande sono state poste agli ufficiale dalla Corte.

Sono state 103 le analisi svolte su 15 campioni di tracce in cui poteva essere contenuto il Dna di ‘ignoto 1’ eseguite dal Ris di Parma, nell’ambito delle indagini sull’omicidio di Yara Gambirasio. Settantuno diedero un risultato interpretabile, ovvero evidenziarono la presenza di ‘Ignoto 1’ mentre altre 32 sono non interpretabili. Lo hanno spiegato gli ufficiali del Ris di Parma sentiti dai giudici della Corte d’Assise di Bergamo.

I giudici hanno giudicato utilizzabili i dati grezzi. Gli avvocati Claudio Salvagni e Paolo Camporini avevano stigmatizzato il fatto che fosse stata depositata un’integrazione, parlando di “gioco delle tre carte”.

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