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Economia

Squinzi (Confindustria): Italia fuori dalla recessione

Di Redazione5 Novembre 2015 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo

Il presidente degli industriali: servono scelte misure di politica industriale, come strumento ordinario di politica economica

Squinzi (Confindustria): Italia fuori dalla recessione
Giorgio Squinzi

ROMA — “L’Italia è finalmente e faticosamente uscita dalla recessione”. Lo ha detto il leader di Confindustria, Giorgio Squinzi commentando i dati in arrivo dall’Unione europea.

“Dimostrano che il miglioramento c’è. Dovremmo veramente vedere l’uscita dal tunnel a breve – spiega il numero uno di viale dell’Astronomia -. L’industria manifatturiera ha cominciato a risalire la china ma con un passo ancora lento e assai disomogeneo tra i suoi comparti”.

“Sono urgenti le scelte politiche – precisa Confindustria – è diventata ormai irrinunciabile la politica industriale, come strumento ordinario di politica economica”. E’ lo stesso concetto che Squinzi aveva anticipato nella riunione degli industriali bergamaschi il mese scorso (leggi l’articolo qui).

“Ci sono indicatori, fattori internazionali favorevoli, e la politica di bilancio non più restrittiva che delineano oggi prospettive di consolidamento e di progressiva diffusione del recupero. E’ un nuovo inizio impostato su buone fondamenta, non una ripresa congiunturale”.

Nell’analisi degli industriali “ci sono comparti dove i cali di produzione sono da considerare irrecuperabili nelle forme e nei modi conosciuti, servirebbero quindi misure straordinarie, e corrispondenti a distruzione di capacità”.

L’industria italiana si contrae in quantità ma non c’è “fiacchezza”, mantiene “solide basi per far ripartire lo sviluppo”, “indicatori di qualità e di forza competitiva” come la propensione ad innovare seconda solo alle imprese tedesche, l’elevato tasso di investimento (doppio del tedesco e francese ed in linea con gli Usa), la seconda posizione al mondo per complessità dell’export (ancora dopo la Germania).

Così nella classifica del Centro studi Confindustria delle “fabbriche del mondo”, l’Italia resiste e difende il suo ottavo posto: “Se l’Italia non avesse dei vantaggi e delle competenze non si spiegherebbe il suo essere ottava potenza industriale con una quota sulla produzione mondiale (2,5%) che è un multiplo di quella demografica (0,8%) a conferma della sua elevata vocazione manifatturiera”.

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