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Editoriali Politica

Forza Italia Bergamo: a chi giova lo scontro?

Di Redazione22 Ottobre 2015 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo

Un congresso cittadino all'Ok Corral serve ai contendenti ma non al partito. Intanto gli azzurri affondano

Forza Italia Bergamo: a chi giova lo scontro?
La bandiera di Forza Italia

Esprimo un desiderio. Anche se, lo so, sembra più un’utopia. Quello di vedere un confronto sui temi, al prossimo congresso di Forza Italia che si terrà sabato pomeriggio alla Casa del giovane di Bergamo.

Mi piacerebbe vedere un congresso cittadino in cui si confrontino, a viso aperto e anche senza esclusione di colpi, due o più mozioni e piattaforme politiche sul modo di intendere Bergamo negli anni a venire. Un congresso di costruzione, come si diceva un tempo. Che affronti nodi cruciali per la città e i suoi cittadini e che riporti gli azzurri al centro delle cronache più per la proposta politica che per le diatribe interne.

Purtroppo temo che non sarà così. Dall’aria che tira da qualche mese a questa parte, il congresso di Bergamo e poi quello provinciale, saranno gli ennesimi scontri fratricidi fra correnti oltremodo personalistiche. Più che di un congresso si tratterà di una sfida all’Ok Corral. Nella fattispecie fra l’asse Fontana-Benigni e la cosiddetta “base” di Alessandro Sorte.

Le sfide congressuali, non siamo ingenui, da sempre e soprattutto in Forza Italia, hanno il sapore dell’Armageddon fra correnti e candidati (stabilisca il lettore dove sta il bene e dove il male). Ma mai come in quest’occasione la sfida si è fatta personale, quasi fosse una guerra privata. Se per il congresso del Pdl che elesse Capelli la competizione era fra la corrente ciellina di Raimondi e quella laica e composita, stavolta il duello è tutto interno a questi ultimi.

Al di là delle dichiarazioni di facciata, lo scontro di sabato in città sarà un aut aut fra Stefano Benigni e il “contro-Stefano Benigni” che potrebbe prendere il nome di Risi, Cappella o Giudici, ancora non si è capito. E per via indiretta, ma non più di tanto, fra Gregorio Fontana e Alessandro Sorte.

Non sono mai stato favorevole ai congressi unitari e al pensiero unico in un partito. Ritengo il confronto fra diverse idee essenziale per la crescita, anche in termini di consenso. Ma in quello che abbiamo di fronte le idee, se ci sono, finora sono state ben nascoste. Per lasciare spazio alle vendette trasversali e alla sindrome priapistica dei diversi personaggi.

La domanda a questo punto è: a chi giovano i congressi di scontro? Certo non al partito che a forza di faide e conseguenti “spezzatini” è arrivato a cifre di consenso risibili sul territorio.

E dire che ci sarebbe un gran bisogno di centrodestra in questa città. Bergamo sente la mancanza di un’alternativa all’onnipotenza di Gori e del suo establishment, e alle pretese della sinistra. La bella Bergamo, da città elitaria e borghese si è trasformata in una popolana sguaiata e chiassosa. E a quasi la metà dei cittadini ciò non piace affatto.

Bergamo, non dimentichiamolo, è una città tendenzialmente di centrodestra che talvolta sbanda nel radicalismo chic della borghesia di sinistra, soprattutto quando non trova alternative e progetti credibili.

Le sfide interne ai partiti, per carità, fanno parte del gioco. Ma è il dopo che conta: ovvero i voti degli elettori alle urne. E visto dell’esterno, con gli occhi del cittadino comune, Forza Italia appare come il solito partito rissoso e autoreferenziale, tanto inesistente da non avere nemmeno una sede aperta in città.

Sì perché è questo il primo problema che un congresso serio dovrebbe affrontare: da che punto si ricomincia? Con quali idee, verso quale orizzonte? Risposte finora inevase tanto che Forza Italia in città è impalpabile, non si vede se non nelle striminzite cronache dei consigli comunali.

Ai cittadini di centrodestra poco importa che il nuovo coordinatore si chiami Benigni o in qualunque altro modo. Agli stessi importa invece che il nuovo segretario costruisca un progetto politico e un candidato sindaco con soluzioni credibili per battere Gori alle prossime elezioni e fermare la deriva a sinistra di questa città. Ci sono quattro anni di tempo. Ma se l’andazzo è questo, l’attuale primo cittadino può dormire sonni tranquilli.

Wainer Preda

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