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Storia

Bergamo scomparsa: quel che resta dell’antica cittadella

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Bergamo scomparsa: quel che resta dell’antica cittadella
Bergamo Alta

Abbiamo esaminato nella puntata precedente le fasi della costruzione della cittadella viscontea, distinta nelle due parti della “firma fides” e dello “hospitium magnum”. Seguiremo ora l’attenta analisi condotta dalla studiosa Graziella Colmuto Zanella, che attraverso le modifiche operatesi nel corso del tempo, ci permetterà di ritrovare quel che resta della struttura originaria.

Il governo veneziano, sostituitosi a quello dei milanesi Visconti, ritenne la cittadella “male in ordine” e, dopo alcuni non soddisfacenti interventi di rafforzamento, decise di smilitarizzarla. Riteneva la fortificazione particolarmente vulnerabile, poiché dominata dal castello, “capella”, di San Vigilio, dai cui attacchi difficilmente avrebbe potuto difendersi. “Chi à la Capella è signor di Bergamo” commentava nel 1483 il veneziano Marin Sanudo in visita alla nostra città.

I veneziani restituirono ai canonici della basilica alessandrina la torre loro sottratta e misero in vendita terreni ed edifici che si trovavano sul colle San Giovanni, all’interno della “firma fides” viscontea. Dodici lotti furono alienati in una pubblica asta il 22 settembre 1520. Gli atti di vendita specificavano che le torri in loco si potessero” alzar, abasar et ruinar” a piacere del compratore.
L’aspetto del sito quindi era già completamente trasformato e poco restava della fortificazione eretta da Bernabò quando nel 1817 l’area fu destinata alla costruzione del Seminario. Molte delle superstiti strutture furono distrutte da quelli che la Zanella definisce “madornali spropositi” operati nella edificazione, altre furono sacrificate nei successivi lavori di totale ristrutturazione compiuti negli anni Sessanta.

Fra gli elementi architettonici scomparsi la studiosa ricorda diverse torri lungo un muro merlato, che, continuando in linea retta la facciata dello “hospitium magnum” delimitava l’attuale piazza Mascheroni. Forse, parallelo al muro era anche un fossato esterno.
Le torri erano opportunamente difese. Padre Donato Calvi cita una torre Mirabella al cui controllo erano addetti nel 1360 un guardiano e dieci soldati. La porta torre di San Marco, sostituita nel 1830 da un cavalcavia della strada pubblica che collegava i corpi di fabbrica del Seminario, recava sul prospetto un’iscrizione con lo stemma visconteo. Salvata dalla distruzione insieme all’arco acuto in pietra ad essa sottostante, ricorda la costruzione della “firma fides” ad opera di Bernabò e presenta una figura umana con tre teste, elemento simbolico di difficile interpretazione.

All’interno della cinta muraria merlata era accanto alla chiesa antichissima di San Giovanni Evangelista la torre Beccarina, che sopravvisse fino al 1960, demolita durante i lavori dell’ultima riedificazione. Rimane invece, solo rinnovata, la torre Scaraguaita, allora appartenente alle mura medioevali cittadine e oggi inglobata nel prospetto meridionale del Seminario di cui appare elemento significativo.

Rimane a noi il ricordo delle altre antiche torri in un dipinto di Giovan Paolo Lolmo, conservato nella Basilica di Santa Maria Maggiore. Realizzato nel 1586, quando le mura venete erano in costruzione e le torri della “firma fides” erano già state alienate e inserite nei palazzi privati, presenta a lato della figura di San Sebastiano una significativa veduta di quella parte della città. Le due torri della Scaraguaita e di San Giovanni racchiudono ai lati il palazzo Olmo, appena costruito. Dietro la torre di San Marco e, più alta, la torre Mirabella.

Se poco o nulla rimane della “firma fides”, altro destino ebbe invece l’altra parte della cittadella viscontea. Vedremo nel prossimo incontro come “l’hospitium magnum”, conservando nei secoli una sua funzione di rappresentanza, sia giunta fino a noi e abbia ritrovato negli interventi di restauro degli anni Sessanta parte delle caratteristiche originarie. Oggi a Bergamo con il termine “cittadella” si indica solamente l’antico “hospitium magnum”.

Andreina Franco Loiri Locatelli

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