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Storia

Bergamo scomparsa: la cittadella viscontea

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Bergamo scomparsa: la cittadella viscontea
La cittadella viscontea

Abbiamo visto nello scorso incontro come i Visconti fossero quasi esclusivamente interessati alla costruzione di opere di carattere difensivo.

Nel 1334 Azzone Visconti completò la Rocca, successivamente Luchino rafforzò il Castello di San Vigilio. Nel 1355 Bernabò, appena divenuto signore della città, diede inizio alla costruzione di una prima parte di una fortificazione, che prese il nome di “Firma fides”. La posizione stessa della struttura esplicitava le sue funzioni. Essa serviva a tenere sotto controllo la città conquistata, costituiva un presidio in caso di insurrezione popolare ed era l’ultimo baluardo di difesa qualora il resto della città fosse caduto in mani nemiche. Il signore voleva soprattutto difendere se stesso e visualizzare il proprio potere. 
Per tali motivi la cittadella si posizionava non più in area periferica come la Rocca, ma in zona ormai adiacente al centro cittadino.

La “firma fides” sorse sull’alto colle di San Giovanni ora interamente occupato dall’attuale Seminario. Non fu necessario procedere a demolizioni. La pianta prospettica attribuita ad Alvise Cima ci mostra in loco solo l’antichissima chiesa di san Giovanni, una torre , identificabile con la “Beccarina” e una casa, oltre a broli e terreni incolti. La nuova struttura fu costituita da un recinto molto ampio con poderose torri lungo il perimetro e all’interno. A sud e a ovest furono utilizzate le mura medioevali preesistenti, sicuramente rafforzate per l’occasione. Ma era solo una prima parte dell’ambizioso progetto di Bernabò.

Nel 1381 egli affidava al figlio Rodolfo cui aveva demandato il governo cittadino, la costruzione dello “Hospitium magnum”, sede ufficiale per l’espletamento delle funzioni di governo e per l’alloggiamento delle guarnigioni di guardia. Costruzioni analoghe, con la denominazione di “cittadella” sorgevano contemporaneamente in altre città del dominio visconteo.

Il loco prescelto, ovviamente attiguo alla “Firma fides”, era però abbastanza densamente abitato, facendo parte delle popolose vicinie di Arena e di San Giovanni Evangelista e risultando adiacente al complesso dell’antica Basilica alessandrina. In particolare vi si trovavano le case e le torri dei La Crotta, famiglia nobiliare di notevole prestigio nella società cittadina. Non sappiamo con quali mezzi Bernabò si sia sbarazzato di tutte le proprietà private. Certamente fu necessario liberare non solo gli spazi su cui doveva sorgere la nuova fortificazione, ma anche certi spazi circostanti necessari al tiro e alla manovra militare.

Nel 1391 l’Hospitium magnum risulta dai documenti aver inglobato le proprietà la Crotta insieme alle costruzioni adiacenti, la torre di Adalberto e la torre campanaria della Basilica alessandrina. I confini risultano visibili nella piantina elaborata da Elia Fornoni.

Aveva inizio l’isolamento del cuore religioso della città, quella Basilica in cui i bergamaschi potevano pregare sulla tomba del santo protettore. E risultava periferizzato Borgo Canale, prima saldamente ancorato alla città. Nel complesso la costruzione della nuova fortificazione costituì una prima profonda ferita nella realtà urbanistica cittadina. La successiva sarebbe venuta duecento anni dopo con l’edificazione della cinta veneta delle mura.

Vedremo nel prossimo incontro le modifiche cui la struttura fu soggetta nel corso dei secoli ed esamineremo l’aspetto che essa presenta attualmente.

Andreina Franco Loiri Locatelli

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