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Storia

Bergamo scomparsa: il dominio dei Visconti in città

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Bergamo scomparsa: il dominio dei Visconti in città
Il castello medioevale di Bianzano

Dopo la breve parentesi del dominio di Giovanni di Lussemburgo, i Visconti insediatisi al potere, attuarono un programma di centralizzazione dell’autorità e di adeguamento delle legislazioni locali alla nuova realtà signorile.

A Bergamo ben cinque revisioni statutarie attuate tra il 1331 e il 1391 portarono gradualmente alla formazione di un impianto politico istituzionale assolutistico e conforme a quello delle altre città del dominio. Tali revisioni vennero successivamente elaborate da consigli di “sapientes” commissioni locali che si suppone fossero formate da un ugual numero di guelfi e ghibellini. I nuovi statuti venivano comunque promulgati solo con l’approvazione del signore.

Figura centrale dell’ordinamento cittadino risultava essere il podestà, nominato dal signore e suo rappresentante in sede locale. Conformemente alla tradizione comunale il podestà era “foresto”, proveniente da altre città del dominio, Milano, Pavia, Genova, Brescia, Piacenza, Novara.

Parallelamente furono inviati a svolgere analoghi incarichi in altre località esponenti delle più note famiglie bergamasche per lo più ghibelline. I Suardi in particolare espletarono circa una ventina di incarichi, tra cui le podesterie di Siena Cremona Vicenza, Vercelli, Padova, mentre ai guelfi Rivola risultano affidati solo un paio di offici di livello inferiore a quello podestarile.

Dal podestà dipendevano direttamente la “Provvision grande” di 144 membri e la “Provvision piccola” di 12 membri, collegi che provvedevano alle deliberazioni più importanti e che dapprima affiancarono e poi sostituirono i due consigli comunali (consiglio generale e credenza) di nomina cittadina. Anche i consoli delle vicinie e i credendari dei paratici erano al finire del secolo di nomina podestarile.

Solo la speranza di una pacificazione fra le fazioni aveva indotto nel 1331 la cittadinanza bergamasca a rinunciare alle proprie istituzioni comunali. Ma se Azzone volle agli inizi dare almeno l’apparenza di una mediazione “super partes”, la signoria viscontea si rivelò poi assolutamente impossibilitata a contenere i conflitti.

Tradizionalmente le consorterie continuarono ad essere capeggiate dalle famiglie Suardi, Bonghi, Rivola e Colleoni, decisamente ghibellina la prima, guelfe la seconda e la terza, di meno definita collocazione l’ultima, molto ramificata e talora lacerata da contrasti interni.

Nel corso del tempo si strinsero sempre di più i rapporti tra i Visconti e la parte ghibellina, in particolare i Suardi. A Giovanni, figlio di Baldino Suardi, Bernabò Visconti dava in sposa nel 1367 Bernarda sua figlia illegittima, continuando la prassi familiare delle alleanze politiche matrimoniali. Sappiamo che le nozze furono festeggiate con grande sfarzo e solennità nel castello di Bianzano appartenente ai Suardi.

In città invece una figurazione su un’arcata all’interno dell’edificio in Piazza Vecchia 12, ora ristorante San Michele, presenta il leone rampante dei Suardi e il biscione visconteo, suggestiva rievocazione dell’alleanza fra le due famiglie. Al centro l’aquila ghibellina.

Il deciso schieramento a favore dei ghibellini bergamaschi presupponeva la persecuzione contro la parte guelfa. Nel 1355 Bernabò aveva fatto impiccare nella “platea parva Sancti Vincentii”, ora piazza del Duomo, Giovanni e Annibale Rivola, Federico Bonghi, Giovanni Colleoni e Corradino Pristinari, ritenuti colpevoli di aver ordito una congiura contro di lui. E, come racconta il Belotti, successivamente “era giunto all’eccesso inaudito…di permettere ad ogni ghibellino l’uccisione impunita degli avversari”.

Andreina Franco Loiri Locatelli

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