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Storia

Bergamo scomparsa: le sanguinarie lotte fra Visconti

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Bergamo scomparsa: le sanguinarie lotte fra Visconti
Bernabò Visconti

Continuiamo la breve ma intensa storia della famiglia milanese dei Visconti, necessaria premessa alla comprensione della dominazione viscontea sulla nostra città.

Abbiamo concluso la puntata precedente con la morte di Galeazzo Visconti. Il figlio ed erede Gian Galeazzo fin da giovane età aveva mostrato spiccate doti di intelligenza politica e abilità militare. Sposato alla figlia del Re di Francia, che gli aveva portato in dote il ricco territorio di Vertus, Gian Galeazzo era conosciuto come conte di Virtù. Ed era la spina nel fianco dello zio Bernabò, costretto a condividere con lui il governo dello stato.

La morte di parto della giovane principessa francese offrì a Bernabò l’occasione di legare a sè il nipote. Egli costrinse la figlia Caterina a sposare Gian Galeazzo e il figlio Ludovico a sposare la sorella di lui Violante. Con i duplici sponsali, i suoi discendenti si univano in un rapporto endogamico ai discendenti del fratello per preservare l’unità dello stato.

Del resto Bernabò, continuando una prassi familiare, aveva avviato un campagna di alleanze matrimoniali accasando i suoi numerosissimi figli a rampolli delle famiglie regnanti. Solo dalla moglie veronese Regina della Scala aveva avuto quindici figli, altri cinque ne aveva legittimati, altri ancora li accasò senza legittimazione. Ne troveremo una anche a Bergamo.

Fu proprio l’accresciuto potere dello zio ormai alleato delle maggiori monarchie europee che indusse Gian Galeazzo a rompere gli indugi. Il 6 maggio 1385, fingendo un pellegrinaggio diede appuntamento a Bernabò presso la pusterla di Sant’Ambrogio in Milano. Qui facilmente i suoi uomini lo immobilizzarono insieme ai due figli che l’accompagnavano. Inspiegabilmente il tiranno, gran tessitore di inganni, si era presentato senza scorta. Alla plebaglia esultante fu permesso di saccheggiare le sue dimore. Gian Galeazzo prendeva il potere mediante un vero e proprio colpo di stato.

Bernabò finì i suoi giorni nelle prigioni del castello di Trezzo d’Adda dove il 19 dicembre 1385 “fugli dato il tosico in una scutella di fagioli”.

Gian Galeazzo, allargati ulteriormente i confini del suo stato, il 5 settembre 1395 con una solenne cerimonia nella basilica di Sant’Ambrogio veniva incoronato Duca di Milano. La dinastizzazione viscontea era compiuta e il potere si accentrava nelle mani di un unico esponente della dinastia. Ma la storia familiare continuò ad essere segnata da violenze d’ogni sorta.

Morto Gian Galeazzo nel 1402, il primogenito Giovanni Maria faceva imprigionare la madre Caterina nel castello di Monza, dove la poveretta morirà senza cure. Lo stesso Giovanni Maria morirà nel 1412 pugnalato davanti alla chiesa di San Gottardo da un discendente di Bernabò.

Il governo del fratello Filippo Maria, menzionato dagli storici come abile politico ma anche come uomo paranoico, superstizioso, sanguinario, durò più di trenta anni e vide il progressivo sgretolamento dello Stato, in particolare la perdita del territorio bergamasco nel 1428. Fra le efferatezze ricordate dalla storia di famiglia la decapitazione della moglie condannata per adulterio.

Con Filippo Maria si estingueva nel 1447 la linea maschile dei Visconti. La figlia illegittima Bianca Maria portava in dote il ducato al condottiero Francesco Sforza. Milano passava nel potere di un’altra famiglia. Ma Bergamo ormai da venti anni era stata sottratta al dominio milanese e faceva parte stabilmente dei territori veneziani.

Andreina Franco Loiri Locatelli

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