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Storia

Bergamo scomparsa: le congiure dei Visconti

Di Redazione25 Giugno 2015 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Bergamo scomparsa: le congiure dei Visconti
I Visconti a Bergamo

Abbiamo sottolineato in una delle puntate precedenti come i sanguinosi conflitti che travagliarono la famiglia Visconti abbiano condizionato tra il XIV e il XV secolo anche la vita della nostra città. Ne proponiamo quindi i momenti e i personaggi più significativi a partire dal settembre 1332, momento in cui Azzone Visconti prendeva possesso in modo permanente del distretto bergamasco.

Proprio in quegli anni Azzone era sfuggito miracolosamente ad una congiura ordita da uno zio ed aveva condannato i colpevoli al carcere a vita nei terribili “forni” costruiti da suo padre nei sotterranei del castello di Monza.

Due anni dopo Azzone moriva senza lasciare figli avendo associato al governo gli zii Luchino e Giovanni, quest’ultimo Arcivescovo di Milano. A loro si trasmetteva la signoria dei domini viscontei riconosciuta con decreto dal consiglio generale del Comune di Milano.

In realtà il governo effettivo fu esercitato da Luchino, ricordato dagli storici per l’abilità con cui intensificò la politica accentratrice della famiglia, ma anche per la ferocia con cui perseguì le vere o presunte congiure.

Luchino mandò a morte diversi milanesi di nobile famiglia e cacciò dalla città i tre nipoti Matteo, Galeazzo e Bernabò figli del fratello Stefano. Morì nel 1349, a quanto sembra, di veleno per mano della sua terza moglie, la genovese Isabella Fieschi. Ebbe un unico figlio legittimo, Luchino Novello, che la madre fece fuggire da Milano per sottrarlo alla violenza dei cugini e dello zio arcivescovo.

Quest’ultimo, eliminato dalla successione il pronipote, di cui negava la legittimità, e fattosi riconoscere signore unico dal consiglio cittadino, governò per quattordici anni perseguendo un’ambiziosa politica di espansionismo.

Alla sua morte il potere passò ai tre nipoti, Matteo, Galeazzo e Bernabò, che si spartirono i territori. Matteo che come primogenito rivendicava il governo di Milano, morì quasi subito di veleno. Solo la madre ne pianse la dipartita accusando gli altri due figli dell’assassinio.

La città di Milano fu governata congiuntamente dai due fratelli rimasti. Anche se spesso in condizioni di conflittualità, essi dilatarono ulteriormente i confini del dominio e diedero l’avvio alla costruzione della Rocca di Porta Giovia, le cui tracce sono ancora riconoscibili nelle fondamenta dell’attuale Castello Sforzesco.

Galeazzo fu mecenate di letterati e artisti che ospitava nello splendido castello di Pavia eretto a sua dimora. Fra di loro il Petrarca. A Pavia fondò la Biblioteca e l’Università. Morì nel 1378, lasciando il figlio Gian Galeazzo che, come vedremo nella prossima puntata, portò al massimo splendore la dinastia dei Visconti.

Andreina Franco Loiri Locatelli

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