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Politica

Forza Italia: riflessioni sul presente, col futuro dietro l’angolo

Di Redazione6 Marzo 2015 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo

Continua il dibattito sul partito. Dopo le interviste a Pagnoncelli e Sorte, Bergamosera apre ai contributi (sensati) dei militanti azzurri

Forza Italia: riflessioni sul presente, col futuro dietro l’angolo
La bandiera di Forza Italia

BERGAMO — Riceviamo e pubblichiamo questo contributo da parte di un lettore che ha partecipato alla convention di Forza Italia Bergamo di sabato 21 febbraio scorso.

“Parafrasando una battuta del protagonista del film Birdman – quando si parla d’amore di cosa stiamo parlando? – potremmo dire quando si parla di politica a cosa ci stiamo riferendo?.

Ho fatto queste riflessioni dopo la convention di Forza Italia nella quale abbiamo assistito al trionfo dell’autoreferenzialità, al tentativo di galvanizzare una bella platea affollata, e a tratti generosa ma, sostanzialmente perplessa.

Si è consumato il duello a distanza tra Fitto e i fedelissimi del presidente Berlusconi. Da Fontana a Toti, a Romani alla Gelmini non sono mancati affondi nei confronti del dissidente e dei suoi seguaci. I temi della politica nazionale, così come appaiono sui quotidiani, insieme al problema delle alleanze nel centrodestra, sono stati il motivo conduttore della convention, accanto, ovviamente, al tema centrale del rapporto con il governo e della fine del patto del Nazareno, del quale abbiamo finalmente appreso che cosa avrebbe dovuto essere: pare un patto per fare riforme costituzionali condivise ed eleggere il presidente della Repubblica.

Per fortuna non tutti i mali vengono per nuocere: la rottura ha portato chiarezza, FI è convintamente all’opposizione e darà battaglia senza quartiere. Purtroppo quella che si sta consumando dentro questo partito è la commedia di una compagnia in declino che recita convinta che il grande pubblico tornerà perché il primo attore è stato grande e non può non tornare grande, fingendo di non vedere che la platea è sempre più vuota e che, ormai, solo parenti e amici acquistano il biglietto.

Eccolo lo scenario: il primo attore è egli stesso un problema, insieme all’ormai cronica mancanza di un canovaccio di riferimento, di un copione condiviso e conosciuto da tutta la compagnia recitante; gli attori spesso inventano le battute con grande imbarazzo del protagonista che riesce comunque quasi sempre a riparare.

FI deve trovare il coraggio e la forza di aprirsi ad un dibattito interno serio, profondo, senza veli. Deve porsi il problema della sua leadership dopo Berlusconi, senza per questo rottamare nessuno, tanto meno il presidente che ha però anche il dovere di avviare il percorso per la sua successione. Egli deve capire le ragioni vere della perdita di consensi, smettendo di autocelebrarsi, deve avviare un rinnovamento con un ricambio della classe dirigente.

Bisogna che si smetta di ripetere che il presidente è vessato dalla magistratura e che le inchieste partono ad orologeria; abbiamo capito, condividiamo perfino, ma se questo è un problema evidente, vuol dire che il centrodestra, a torto o a ragione, è sotto ricatto e quindi, comunque, limitato nella sua azione politica; se ne discuta e si trovi la soluzione senza drammi. Altrimenti i peggiori sospetti finiscono per essere legittimi con buona pace del consenso da riguadagnare.

Chi scrive non ha la pretesa di essere uno stratega della politica ma, cerca di capire e ragionare di politica, e si chiede su quali presupposti ideali e politici si insista per un accordo con la Lega di Salvini filo Lepenista/nazionalista? Mentre comprende e condivide lo sforzo per recuperare NCD, Casini e tutta quell’area di centrodestra che oggi vive uno stato di sospensione, di attesa.

Forse alle prossime elezioni, senza la Lega, non ci saranno i numeri per vincere, tuttavia si sarà messa la prima pietra angolare per la costruzione di un nuovo e vitale centro destra che andrà con dignità all’opposizione e condurrà la sua battaglia politica con lucida determinazione, forte di scelte ideali condivise e di una chiara visione politica del futuro.

Ma, ahimè, non ci sono scelte condivise, c’è solo la pretesa insistita di una ricomposta unità che sembra avere come unico scopo battere il centrosinistra di Renzi. Bene, ammesso che ciò accada, in assenza di un programma chiaro e condiviso tra le diverse anime della coalizione, come si pensa di governare? Senza considerare, poi, che in assenza di una credibile proposta di governo per il Paese, che riaccenda speranze nei giovani e ottimismo tra la gente disponibile a credere che si possa essere artefici di un futuro migliore, pur con molti sacrifici, dove si pensa di trovare la maggioranza di consensi per la costituenda coalizione?

In FI si affiancano uomini di cultura, pensatori, gente delusa che per dignità personale e politica non accetta più inutili confronti, che non può accettare il vaniloquio continuo di gente che spasmodicamente è alla ricerca della posizione giusta per non perdere la poltrona al prossimo giro, quando il partito eleggerà forse una settantina di parlamentari. Si rendono conto costoro che Renzi sta occupando spazio nel loro campo? Che senza un progetto, una proposta che riaccenda la speranza e un sogno, sostenuto da persone credibili, competenti e nuove, che non vuol dire solo giovani, non c’è possibilità di rinascita?

E’ vero, per vincere ci vogliono i numeri ma per governare ci vogliono le teste. Inventarsi o celebrare qualche giovane prodigio, come ripetutamente accade, senza rendersi conto del peso specifico politico e culturale del campione in campo, può certo essere utile in momenti di difficoltà e di consenso  – che, tra parentesi, non è sinonimo di democrazia -, ma a breve non convince e alla lunga non paga. Se non si riesce a riaggregare un blocco sociale moderato attorno ad un progetto ideale e culturale, a proposte concrete, cose che francamente non si vedono, non c’è speranza di rinascita. Il che non vale solo al livello nazionale, vale anche per quello locale dove Forza Italia sembra esclusa dai tavoli di potere che contano.

Ai fedelissimi di FI non rimane che sperare nell’immortalità fisica e politica del presidente, ai lealisti di sperare in un dibattito chiarificatore che inneschi la rinascita, senza rottamazioni né formattazioni, agli sgomitanti di camera e senato che l’Italicum non si riveli una trappola come sembra, al popolo moderato che qualcuno nel centrodestra riesca a regalar loro una specie di Leopolda che li faccia sognare. Auguri”.

D.D

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