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Lettere

Ma la libertà di stampa in Italia esiste?

Di Redazione9 gennaio 2015 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo

I quesiti dei lettori dopo i toni roboanti usati ieri sui giornali italiani in seguito ai fatti di Parigi

Ma la libertà di stampa in Italia esiste?
Il più grande giornalista italiano di sempre: Indro Montanelli

BERGAMO — Riceviamo e pubblichiamo l’intervento di un nostro lettore che pone quesiti importanti su una delle libertà, vere o presunte, del mondo occidentale: ovvero quella di stampa.

“Gentile Direttore,
dopo i terribili fatti di Parigi di mercoledì, ho visto in molti comuni italiani messaggi pubblici di cordoglio e sostegno, bandiere francesi esposte su palazzi municipali, giornate di lutto cittadino, o finanche semplici dichiarazioni di solidarietà da parte del primo cittadino o dell’intera giunta comunale. Nel mio comune, che non citerò, perché si sa, noi bergamaschi condanniamo il peccato, non il peccatore, nulla di tutto questo si è verificato.

Lo confesso sono rimasto stupito. Stupito visto che l’area di centro-sinistra in cui la giunta si schiera, in Italia si è sempre erta come paladina e difensore dell’arte e della cultura, anzi spesso e volentieri si è posta come unico baluardo della cultura e della libertà di stampa, creando dal dopoguerra ad oggi una sorta di egemonia culturale.

Alzando lo sguardo dalla piccola Valseriana, ove vivo, sono rimasto ancora più colpito dall’assenza di dichiarazioni di altri sindaci, di città ben più importanti come Roma o Napoli ad esempio.

Inorridisco davanti ai distinguo, ai se e ai ma di esponenti di spicco del governo. Rimango stupito nel vedere come persone che pochi anni fa si stracciavano le vesti per l’editto Bulgaro scagliato contro Biagi, ieri sono stati in silenzio davanti alla condanna agli arresti domiciliari del suo collega Sallusti, e oggi, dopo la strage dicano: “sì, hanno sbagliato ma vanno capiti”, “sì, sono da condannare, ma anche loro con quelle vignette hanno esagerato” e via di questo tono.

Ora chiedo a lei direttore; alla luce di tutto questo, si sente tutelato? Sente tutelata la libertà di stampa nel nostro paese?

Nel ringraziarla per il tempo dedicatomi porgo
Cordiali Saluti

Mattia Amedeo Baldis

 

La risposta del direttore

Gentile Mattia,
Lei pone un problema di grande rilievo, soprattutto nel panorama italiano. Mentre la libertà di stampa nelle altre democrazie occidentali è in qualche modo tutelata dai diversi sistemi giuridici come uno dei valori fondanti (negli Stati Uniti è contenuta nel celebre “Primo emendamento” delle libertà fondamentali garantite dalla “Carta dei diritti” della Costituzione), in Italia il concetto è un po’ ondivago. Nel senso che varia a seconda del caso a cui si applica.

Vede, il nostro è il paese del paradosso. Dove si può arrestare un giornalista, mentre schiere di cosiddetti intellettuali, invece di esprimere critiche articolate, spesso vanno a braccetto del potere, crescono e proliferano a corte come i menestrelli. L’ipocrisia, invero, è lo sport più praticato del paese.

Condivido con Lei lo sdegno per le roboanti frasi di retorica, gli artifizi verbali senza senso, la solidarietà artificiosa e artificiale che ieri hanno riempito pagine e pagine sui giornali italiani. Resto basito quando eminenti direttori di grandi giornali si riempiono la bocca con “siamo tutti Charlie Hebdo”, frase presa in prestito dal celebre discorso “Ich bin ein Berliner” di John Kennedy a Berlino, per mostrare una vicinanza che non c’è mai stata. Una frase tolta dal contesto alla bell’e meglio e poi applicata all’uopo, tanto perché fa chic. No, noi non siamo Charlie Hebdo. E quelli che ieri si sono erti a paladini della libertà di stampa italiana hanno dimenticato di dirle a nome di chi parlano.

Caro Lettore, la libertà di stampa in Italia è un’utopia. Da noi non esistono editori puri, non esistono i Sulzberger. La stragrande maggioranza dei mezzi d’informazione è sotto il controllo di gruppi economici e finanziari intrecciati che, attraverso i media, perseguono i loro meri interessi. Ci aveva provato Montanelli con il suo Giornale a invertire la tendenza: come è andata a finire lo sappiamo tutti.

La rete Internet ha rappresentato una possibilità di diffusione della conoscenza e dell’informazione. Ma mi creda, presto o tardi metteranno il bavaglio anche a quella, affondando economicamente chi non sta nel mainstream mediatico. Magari con quel paio di leggi in materia di diffamazione e oblio che sono in discussione in parlamento.

Cordialmente

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