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Storia

Bergamo scomparsa: sulle tracce degli Umiliati

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Bergamo scomparsa: sulle tracce degli Umiliati
La chiesa del Galgario a Bergamo

Abbiamo esaminato nello scorso incontro il diffondersi del movimento degli Umiliati in Lombardia e la loro suddivisione canonica in tre Ordini operata da Papa Innocenzo III nel 1201.

A Bergamo in quell’epoca erano già attive alcune comunità del secondo e del terzo Ordine e le stesse lettere papali ne documentano l’esistenza. Risulta invece costituita circa dieci anni dopo l’unica comunità del primo Ordine, formata da frati e suore consacrati: la comunità del Galgario.

Carattere peculiare del sito conventuale era l’abbondanza di acqua corrente “essendo vicina – citiamo dal Mazzi- proprio al punto in cui il canale Serio passava sotto il torrente Morla attraverso la cosiddetta Veggia, una conduttura che dava il nome anche ai mulini vicini”. La “domus” veniva così a trovarsi al centro di un semicerchio formato dal corso delle due rogge.

La scelta era tutt’altro che casuale. L’attività di gran lunga prevalente nella comunità, come nella maggior parte delle “domus” cittadine, era infatti la produzione della lana, il cui processo lavorativo necessitava della follatura. L’operazione, qualificante per la produzione, consisteva nella battitura del prodotto mediante una macchina detta follo o gualchiera formata da due pesanti magli di legno mossi dall’acqua corrente. La studiosa Maria Teresa Brolis, cui dobbiamo la maggior parte delle notizie reperite sugli insediamenti umiliati bergamaschi, ipotizza che il termine “gallare” derivi da una voce longobarda significativa del lavoro di follatura operato dalle gualchiere.

La comunità, costituita da uomini e donne, era retta da un “prepositus” e da una “ministra”, quest’ultima subordinata all’autorità maschile. Le decisioni citate nei documenti riportano comunque sempre il consenso “fratrum et sororum”. Le donne operavano soprattutto nelle fasi della filatura e della tessitura e i loro “operatoria”, ambienti di lavoro, erano comuni o quanto meno adiacenti a quelli maschili.

Alcuni documenti lasciano supporre anche un’attività di sartoria commissionata da esterni. “Septem bracharum panni coloris”, sette paia di pantaloni di panno colorato risultano richiesti nel marzo del 1297 da un abitante di borgo Sant’Andrea dietro pagamento della somma di 32 soldi imperiali. Il documento risulta interessante anche perché ci rivela che gli Umiliati, almeno quelli del Galgario, avevano a quell’epoca abbandonato la regola originaria di produrre solamente panno berettino, cioè non tinto. Tale panno naturale era probabilmente riservato alle loro tuniche, ma le necessità del mercato avevano indotto i frati ad una produzione anche colorata. Ed era attiva una “tenctoria fratrum de Gargare”, sicuramente situata all’interno del convento.

Comune ai due sessi era la chiesa, cui però frati e suore accedevano attraverso due ingressi separati. La “ecclesia Sancta Maria de Galgari”, la prima in ordine di tempo fra quelle umiliate bergamasche, risulta consacrata nel 1221e dedicata alla Madonna e a Ognissanti.

Sappiamo che sopra l’altare maggiore erano dipinte ad affresco le immagini dei beati e dei Santi umiliati. A differenza degli altri movimenti religiosi, gli Umiliati non potevano vantare la figura di un fondatore. La loro origine era piuttosto legata all’impegno spontaneo e collettivo di diverse persone e comunità. Soprattutto laici erano i loro Santi. E i frati del Galgario, che, appartenendo al primo Ordine, non avevano problemi circa la predicazione, li indicavano come modelli di una condotta di vita atta a raggiungere la perfezione spirituale attraverso il lavoro e la preghiera.

Che cosa resta a ricordare l’antica comunità umiliata? Chiesa e convento, passati nel 1659 ai Frati Minori di San Francesco di Paola, furono ristrutturati. Degli edifici duecenteschi rimangono frammenti murali lungo via Galgario. Visibili una porta e un rosone ora murati. Nel chiostro sono inoltre rintracciabili elementi della struttura originaria e tracce di affreschi tra i quali il volto di una bellissima Madonna, sicuramente trecentesca.

Andreina Franco Loiri Locatelli

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