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Storia

Bergamo scomparsa: gli eremiti agostiniani

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Bergamo scomparsa: gli eremiti agostiniani
L'ex chiesa di Sant'Agostino a Bergamo

Negli ultimi due incontri abbiamo visto come i due grandi ordini mendicanti, francescani e domenicani, si siano affermati a Bergamo nel tormentato corso del XIII e del XIV secolo. L’altro ordine che all’epoca ebbe un ruolo considerevole nella vita cittadina fu quello degli “eremitani agostiniani”.

Chi erano? La loro storia ebbe inizio nel 1256 quando Papa Alessandro IV riunì alcune congregazioni di eremiti presenti nell’Italia centro settentrionale invitandoli ad abbandonare la vita contemplativa e a dare il loro contributo alla lotta contro le eresie dilaganti nelle città. La risposta fu sorprendente. Lasciati gli eremi isolati nella campagna in pochi anni i frati del nuovo ordine furono in grado di incidere profondamente nel tessuto sociale delle realtà urbane. La preparazione in campo teologico, così necessaria “ad confusione hereticorum”, veniva effettuata a Parigi, dove già dal 1260 fu attiva una residenza per studenti dell’ordine destinati a laurearsi in quella che era considerata l’Università più prestigiosa del tempo.

Anche a Bergamo l’affermazione del nuovo Ordine avvenne con straordinaria rapidità. Esisteva sul colle della Fara un oratorio dedicato ai santi Filippo e Giacomo, appartenente ad una congregazione eremitana. Nel 1255, un anno prima quindi dell’istituzione ufficiale dell’ordine, il sacro edificio aveva già aggiunto la titolazione a Sant’Agostino.

L’11 febbraio 1347 fu consacrata la grande chiesa che nelle sue strutture essenziali è la stessa che oggi possiamo ammirare. Lo studioso Gian Mario Petrò documenta infatti l’infondatezza della tradizione locale che vorrebbe la costruzione agostiniana originaria completamente distrutta da un incendio sviluppatosi nel 1403 durante le lotte di fazione . L’incendio devastò il convento, ma non intaccò le architetture della chiesa.

Vero è però che le lotte di fazione ebbero conseguenze esiziali sulla comunità agostiniana, segnando un periodo di decadenza morale e di degrado delle opere architettoniche. La chiesa “era tanto diroccata e piena di spini che fin sotto l’altar maggiore si era una lupa coi lupicini ricovrata” racconterà due secoli dopo padre Donato Calvi probabilmente con non poca esagerazione.

Alla decadenza si accompagnò anche fra gli agostiniani, come già fra i francescani e i domenicani, un profondo desiderio di rinnovamento ed ebbero origine le Congregazioni dell’Osservanza ispirate ad una nuova e più severa spiritualità.

Nel 1433 una congregazione osservante si insediava nel convento bergamasco con un rinnovato impegno di vita religiosa nonché di incremento dell’attività costruttiva. In un fecondo scambio di esperienze a Bergamo arrivarono frati da altre città lombarde, dal Piemonte e dalla Liguria, spesso personalità di eccezionale levatura per la vastità del sapere.

Durante tutto il Quattrocento il convento bergamasco si andò qualificando per la modernità e la profondità degli interessi culturali documentati da una biblioteca estremamente ricca di manoscritti, nonché aperta al nuovo mezzo di divulgazione che era la stampa.

Alcuni frati di origine bergamasca acquisirono con i loro scritti una fama che superava i limiti del loro Ordine e i ristretti confini cittadini. Così frate Jacopo Filippo Foresti autore di un “Supplementum Chronicarum” edito nel 1483. Così soprattutto frate Ambrogio da Calepio autore di un “Dictionarium latinum” che, stampato per la prima volta nel 1502 godette di una notorietà straordinaria ed ebbe più di duecento edizioni. Fu conosciuto nei secoli successivi come “Calepino”, dal diminutivo del cognome del suo autore.

Frate Ambrogio, figlio legittimato del conte Trussardo, era nato nel 1440 poco lontano dal convento, nel palazzo Calepio situato all’angolo tra le attuali vie Porta dipinta e via Osmano. Vedremo nel prossimo incontro come le famiglie del borgo abbiano contribuito a fare della sede conventuale agostiniana una delle più imponenti presenze religiose cittadine.

Andreina Franco Loiri Locatelli

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