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Storia

Bergamo scomparsa: com’era il convento di San Francesco

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Bergamo scomparsa:  com’era il convento di San Francesco
Il chiostro grande del convento di San Francesco

L’antico convento di San Francesco si trovava in Città Alta nella parte terminale di Piazza Mercato del fieno. Fu in gran parte demolito nel 1821, trasformato in carcere e successivamente adibito a scuola elementare. Oggi è sede della Fondazione Bergamo nella storia e offre ampi spazi espositivi per manifestazioni e mostre.

La parte sopravvissuta alla demolizione resta un pregevole esempio di architettura conventuale del XIII secolo. Ma risulta molto più suggestiva se ne ricostruiamo idealmente l’aspetto originario completando le parti mancanti ed individuandone le destinazioni d’uso.

Sono tuttora visitabili i due chiostri quadrangolari. Il chiostro maggiore porticato, citato in un documento del 1341 come “cimiterio”, conservava, afferma la Buonincontri, almeno una trentina di tombe terragne di cui restano lungo il muro di sostegno avanzi di una decorazione ad archi trilobati. Lungo tre lati erano disposte file di arche sepolcrali trecentesche. Appartenevano alle più prestigiose famiglie cittadine. I Bonghi, ma anche i Suardi, i Rota, gli Agosti, i Benaglio, i Locatelli sono ricordati in un “Memoriale sepulcrorum” conservato presso la Biblioteca Civica di Bergamo. Si suppone che le stesse famiglie siano state committenti degli affreschi parietali spesso corrispondenti alle sepolture. I lacerti rimasti lasciano ipotizzare un’iconografia ricorrente nei dipinti votivi. Un devoto, in questo caso probabilmente il defunto, viene presentato alla Vergine e al Bambino da uno o più Santi.

Il quarto lato è chiuso da un corpo di fabbrica a due piani. Il piano superiore era allora occupato da locali di abitazione dei frati. L’aula inferiore costituiva la sala capitolare. All’interno sulla parete di fronte all’ingresso i frati riuniti a capitolo potevano meditare sull’immagine affrescata di un Cristo crocifisso di cui è attualmente visibile solo il braccio destro. Rimangono le figure della Vergine e di San Giovanni e in alto un angelo in volo. Scomparsa anche la figura di un San Gerolamo inginocchiato cui era dedicato l’altare che sovrastava la sepoltura della famiglia Marenzi.

Alla parete sinistra sono ancora visibili le impronte (seconda pelle) e le incorniciature di due affreschi strappati e ora conservati nel Palazzo della Ragione. I dipinti, già da noi esaminati in una precedente puntata, sono esempi interamente visibili dell’iconografia votiva citata. Il primo raffigura San Bartolomeo ed un’altra Santa Martire nell’atto di presentare alla Madonna e al Bambino un cavaliere con il suo scudiero. Nel secondo San Francesco e Santa Caterina di Alessandria presentano alla Vergine due cavalieri, probabilmente fratelli, che una scritta identifica come appartenenti alla famiglia De’ Cazzani.

Al di là della sala capitolare si apre un secondo chiostro, di minori dimensioni, ad un livello inferiore rispetto al primo e fornito al centro di una grande cisterna. Una descrizione settecentesca del padre guardiano Camillo Besi ricorda intorno ai chiostri un refettorio, la cucina, la “sala da fuoco”, la “barberia”, la cantina “con vascelli grandi da conservare 300 brente di vino” e sulla lunga ala che delimitava entrambi i chiostri “due belli dormitori uno di sopra e l’altro di sotto”, costituito da 19 celle con “una libreria copiosissima” e una “bellissima infermeria”. Un altro piccolo chiostro ora distrutto portava alla vigna.

Un convento grande, funzionale, in cui il Padre guardiano ci conduce facendoci da guida. E le sue parole ci sono utili soprattutto quando ci introducono nella chiesa ormai scomparsa. Una chiesa “fabricata con architettura anticha in tre navate…sostenuta da dieci colonne grosse et alte e da dodici arconi… Il sofitto è tutto formato da travi e tavole del larise e dipinto a turchino. Il choro poi è fatto tutto a volto nel cielo…In detta chiesa vi sono quattordici altari…Avanti la chiesa un portico assai grande tutto salicato in pietra turchina e tre belle scale…”.

Rimangono la zona presbiteriale e tre cappelle laterali tra le quali quella dei Bonghi, la famiglia benefattrice. Sulle pareti laterali nelle aperture di una finta loggetta si affacciano sei figure di Santi, tra i quali sono oggi riconoscibili San Giovanni Battista e San Pietro, dedicatario della cappella.

Sulla lunetta della parete di fondo il Bambino tra le braccia della Madonna si sporge per benedire una figura ormai scomparsa, sicuramente il donatore. Ma l’identificazione della famiglia è accertata. Gli stemmi Bonghi ripetuti sulle lunette laterali non lasciano dubbi. Perpetuo ricordo del casato alla cui generosità i bergamaschi devono l’edificazione del convento che tanta parte ha avuto nella storia cittadina.

Andreina Franco Loiri Locatelli

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