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Politica

Forza Italia Bergamo: le ragioni del crollo e la vittoria di Gori

Di Redazione11 Giugno 2014 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo

Al centrodestra manca quello che ha fatto vincere il candidato del centrosinistra: la lungimiranza

Forza Italia Bergamo: le ragioni del crollo e la vittoria di Gori
Le bandiere di Forza Italia

Onore al vincitore. Giorgio Gori è il nuovo sindaco di Bergamo. E’ stato proclamato ieri a Palafrizzoni, dopo aver vinto, a nostro modesto parere, meritatamente.

Primo perché ha studiato. E per un personaggio che era “già arrivato” non è per nulla scontato. Secondo perché ha affrontato la campagna elettorale con intelligenza (e parecchi capitali). Terzo perché il centrodestra attuale, privo del traino di Berlusconi, è davvero poca cosa.

Ma andiamo con ordine. Gori è riuscito dove il centrodestra ha fallito: ovvero nella lungimiranza. La sua corsa a Palazzo Frizzoni non è cominciata a maggio ma con due anni di anticipo, pur con variazioni sul tema. Per 24 mesi il candidato in pectore ha studiato la città. Ne ha analizzato con puntiglio pregi e difetti. Ha trovato soluzioni (anche talvolta difficili da realizzare) con un lavoro certosino e una squadra davvero ben organizzata.

Chi scrive se lo ricorda due anni fa, quando lo incrociai a una riunione degli artigiani. C’erano sì e no 20 persone quel pomeriggio. Quell’uomo politicamente sconosciuto veniva guardato con diffidenza e sospetto. Eppure l’ex direttore di Canale 5 era lì, a parlare con quei venti che lo ascoltavano distrattamente. Ed era difficile coglierlo in castagna su argomenti che riguardavano la città.

Piano piano il suo consenso è cresciuto. Da quel lontano giorno ne ha strette migliaia di mani, Giorgio Gori. L’uomo dall’aspetto algido e altero ha mostrato una sorprendente umiltà. Ha battuto a tappeto con la proverbiale bicicletta e lo zainetto in spalla tutti i quartieri della città. In particolare quelli popolari, dove il sogno milionario è stampato sulle copertine dei settimanali. Ha usato l’effetto fascinazione con casalinghe e disoccupati, giovani e anziani. Ma non si è trattato di un cheap trick, anzi. A tutti loro ha dato una sensazione importante: quello di essere partecipi di un sogno raggiungibile.

Lo ha fatto guardando oltre, cosa di cui non è stato capace il centrodestra. Certo non si possono imputare ad Alessandro Sorte tutte le disgrazie di città e provincia. Il segretario provinciale di Forza Italia è in carica da pochi mesi. E i problemi vengono da ben più distante, nello spazio e nel tempo.

Quello che però si può addebitare alla sua parte politica, quella dei laici – e dalle colonne di questo giornale lo abbiamo spesso sottolineato – è l’inerzia politica dei mesi scorsi che alla fine si è rivelata fatale. Sì perché Sorte ed amici in realtà non hanno conquistato il partito, ma hanno lasciato che cascasse loro fra le mani.

Per tattica e timore di alterare gli equilibri interni, hanno lasciato che il lavoro sporco, ovvero sgombrare il campo dai ciellini confluiti nell’Ncd e dal segretario provinciale Capelli, fosse fatto da Berlusconi. Per poi raccoglierne i frutti. Solo che nel frattempo i mesi erano passati. Le elezioni erano alle porte, il partito in città era scomparso e i laici non avevano alcuna alternativa valida a Tentorio. E così il sindaco uscente ha menato le danze con buona pace del partito.

E’ l’iniziativa politica, che andava costruita già molti mesi prima che Capelli abdicasse, creando lì una classe dirigente nuova, quello che in realtà è mancato a Forza Italia. L’impasse più o meno involontaria ha fatto sparire il partito dalla città e dal territorio. Prova ne sia la sede di via Frizzoni che dovrebbe essere il fulcro e il cuore pulsante di tutte le iniziative forziste. E che invece è rimasta mestamente chiusa dall’estate scorsa fino a gennaio inoltrato (a 4 mesi dalle elezioni). Una sede fantasma agli occhi dei cittadini: un danno d’immagine e credibilità francamente sconcertante.

Sorte ha cercato di reagire con veemenza, alienandosi la borghesia cittadina tradizionalmente avversa a slogan ed esagerazioni. Preso dall’adrenalina, il segretario provinciale ha commesso errori di inesperienza (fra cui quello di aver accantonato diverse teste pensanti), ma ci ha provato a far funzionare il partito, anche se ormai era troppo tardi. Tentare di recuperare in due mesi un gap d’iniziativa e visibilità che dura da anni era impresa assai ardua. Tentorio ci si è infilato facendo il bello e il cattivo tempo (vedi vicenda Jannone-Sacbo). Ma è chiaro che a quel punto Forza Italia era già con le spalle al muro.

In cinque anni gli azzurri hanno perso una valanga di voti in città e  provincia. Un processo di arretramento lento ma inesorabile, tutto da analizzare. Si possono dare le colpe della sconfitta al ciclone Renzi. Si possono leggere e interpretare i dati per addolcire la pillola. Ma chi aspira al ruolo di statista deve saper guardare molto indietro per comprendere e progettare molto avanti. E questo Forza Italia non lo ha ancora fatto.

Wainer Preda

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