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Storia

Bergamo scomparsa: la costruzione della Rocca

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Bergamo scomparsa: la costruzione della Rocca
Particolare della Rocca di Bergamo Alta

Abbiamo visto nello scorso incontro come la dedizione spontanea della città al re Giovanni di Boemia segnasse la fine delle libertà comunali. Gli statuti elaborati dai più eminenti giuristi tra i quali il bergamasco Alberico da Rosciate erano in campo giuridico l’espressione del nuovo ordinamento signorile.

L’edificazione della Rocca, periferica rispetto al centro cittadino, isolata sulla sommità del colle di Sant’Eufemia, costituita da mura di enorme spessore, traduceva in termini urbanistici e architettonici l’improvvisa modifica della forma di governo.

Il colle di Sant’Eufemia era stato in età romana sede di edifici civili e religiosi, forse del “Capitolium” stesso, come sembrano documentare importanti ritrovamenti archeologici. In età medioevale doveva esistere ancora un “castellum” probabilmente ridotto a rudere e inadatto alla difesa. Era invece attiva la chiesa di Sant’Eufemia, centro dell’omonima vicinia. Antichissima, forse edificata in epoca paleocristiana sulle fondamenta di un edificio romano.

Su tali preesistenze Guglielmo di Castelbarco, vicario del re, dava inizio nel 1331 ai lavori di costruzione che si protrassero fino al 1336, quando la città era già passata alla dominazione milanese dei Visconti.

La fortezza, chiaramente individuabile sulla pianta prospettica attribuita ad Alvise Cima, era costituita da un poderoso mastio, cintato da un’ampia muraglia che sul lato est sostituiva o rinforzava il tracciato delle mura cittadine. Proprio su questo lato risulta ancora visibile dal piazzale della Fara una piccola porta del soccorso ora murata. Posta a più di due metri dal suolo, doveva essere provvista di scale mobili esterne.

All’interno della cinta era il mastio, struttura di pianta quadrangolare ai cui spigoli sporgevano in aggetto quattro torri a pianta quadrata che, nella ricostruzione di Alvise Cima, appaiono molto più alte delle attuali. Le cortine che le congiungevano erano percorse da un camminamento di ronda coperto, dotato, come afferma la Colmuto Zanella, di merlature ghibelline oggi non più visibili.

L’aspetto esterno odierno, riemerso dopo i restauri del secolo scorso, è simile a quello che i bergamaschi potevano osservare nel 1331, da lontano, dato che era loro vietato avvicinarsi. Solo la torre di sud est, con la sua struttura cilindrica e l’alta scarpatura di base, presenta caratteri costruttivi decisamente diversi dal resto trecentesco della fortificazione. Essa fu infatti costruita, in sostituzione della precedente a pianta quadrata, a metà del Quattrocento sotto la dominazione veneziana, quando ormai l’utilizzo della polvere da sparo e dei cannoni richiedeva nuove tecniche di difesa e di costruzione.

L’ingresso al mastio è, oggi come allora, situato sul lato est e costituito da un portale con arco a tutto sesto. Oggi vi si accede tramite uno scalone di pietra, allora era invece situato ad un’altezza di tre metri rispetto al piano della cinta esterna e raggiungibile attraverso scale mobili di legno.

Una caditoia oggi chiusa da inferriata sotto la volta dell’androne assicurava la difesa. Possiamo immaginare i difensori pronti a gettare olio bollente sul nemico che si avvicinava. Una piccola porta del soccorso, ancor oggi visibile, si apriva, anch’essa a notevole altezza, sulla cortina settentrionale. Inoltre due porticine laterali conducevano attraverso scale scavate nello spessore del muro al camminamento di ronda cui si accedeva mediante due botole.

Nel complesso un poderoso strumento di difesa incombente sulla città. Ma non sufficiente a garantire il potere del nuovo dominatore. Nel settembre del 1312, a solo un anno dall’insediamento di Giovanni di Lussemburgo, le truppe dei Visconti milanesi riuscirono ad aver ragione della resistenza opposta dai soldati del re boemo. Bergamo passava nel dominio di un’altra signoria. E vedremo che il sacrificio con cui i cittadini avevano rinunciato alla propria libertà non portò la pace agognata.

Andreina Franco Loiri Locatelli

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