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Bergamo

Ubi banca, i sindacati: soci dipendenti penalizzati

Di Redazione9 aprile 2014 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo

Dopo l'incontro di oggi, le organizzazioni sindacali non condividono le modifiche allo statuto bancario

Ubi banca, i sindacati: soci dipendenti penalizzati
Ubi Banca

BERGAMO — “Da questo modifiche allo statuto i soci dipendenti escono penalizzati”. E’ quanto sostengono i sindacati Dircredito, Fabi, Fiba Cisl, Sinfub, Uilca Uil e Ugl Credito che questa mattina hanno incontrato i vertici del gruppo Ubi Banca a Bergamo.

L’incontro, richiesto dalle organizzazioni sindacali, aveva lo scopo di chiedere chiarimenti in merito alle proposte di modifica dello statuto di Ubi che verranno discusse alla prossima assemblea dei soci e alle delibere già adottate dal consiglio di sorveglianza.

“Il management – si legge in un comunicato stampa congiunto dei sindacati – ha sostenuto che gli interventi fossero necessari ed urgenti, principalmente, per due motivi: l’evoluzione del sistema (“Il mondo è cambiato, noi dobbiamo cambiare con il mondo, cambiando con responsabilità anche le regole”); pressanti indicazioni della Banca d’Italia”.

“Tali interventi – proseguono le organizzazioni sindacali – secondo il management dovrebbero avvenire: nel rispetto dei principi cardine del gruppo (banca popolare, modello federale e duale); con ponderazione e rispetto; valorizzando la territorialità ed evitando i localismi; favorendo l’equilibrio tra le diverse componenti sociali (soci dipendenti, soci
amministratori, soci portatori di capitale e soci clienti)”.

“Riteniamo che le organizzazioni sindacali, che non sono state assolutamente coinvolte in questo processo di modifiche statutarie, avrebbero potuto dare un importante contributo nel rispetto dell’equilibrio che si intende garantire alle diverse componenti sociali. I dipendenti e la loro produttività, come ha sostenuto lo stesso presidente del consiglio di sorveglianza, sono la vera forza della banca. Pertanto andavano coinvolti”, proseguono i sindacati.

“Nel complesso delle principali modifiche che verranno proposte condividiamo: riduzioni del consiglio di sorveglianza (da 23 a 17) e del consiglio di gestione (da 11 a 9); introduzione di un limite di età (75 anni per il consiglio di sorveglianza, 70 anni per quello di gestione); introduzione di un limite ai mandati per il presidente e vicepresidente vicario del consiglio; videoconferenza con diritto di voto a distanza; apertura alla partecipazione dei lavoratori alla gestione dell’impresa”.

“Invece non condividiamo: il metodo scelto dal Gruppo, che non ci ha coinvolto; la delibera del consiglio di sorveglianza che esclude dal diritto di partecipazione all’assemblea di maggio i
soci che detengono meno di 250 azioni e che entro il 19 aprile non reintergreranno la loro posizione. Non saremmo stati contrari all’introduzione di una modifica che prevedesse un numero di azioni più alto per essere socio ma, a nostro avviso, andava discussa e votata in assemblea e, come già avvenuto al Banco Popolare, non doveva produrre effetti sui ‘vecchi’ soci”.

“Attualmente – continuano i sindacati – dei 90mila soci, oltre 20mila, quindi un quinto del corpo sociale, è stato, di fatto, escluso; la necessità di raccogliere 500 firme di soci che rappresentino almeno lo 0,5% del capitale sociale per presentare una lista di candidati al consiglio di sorveglianza (unico gruppo popolare nel quale si richiedono entrambi i requisiti, in particolare quello sul capitale sociale)”.

“Non condividiamo l’assenza di una previsione che renda incompatibile l’elezione al consiglio di sorveglianza, per coloro che hanno avuto un ruolo nel consiglio di gestione; l’incremento del numero di deleghe che si possono portare in Assemblea (da 3 a 5) ad esclusione dei soci dipendenti che limita l’influenza dei dipendenti in seno all’assemblea; il premio di maggioranza”.

“I soci dipendenti, da queste modifiche, escono penalizzati – spiegano ancora i sindacati -. Non mettiamo in discussione l’attuale management (il Gruppo ha indici di qualità del credito e di forza patrimoniale tra i migliori del sistema), ma le regole e il metodo adottato per la loro definizione. Per queste ragioni non possiamo condividere, nel suo complesso, la nuova architettura statutaria”.

“Siamo consapevoli che il mondo sia cambiato e che sia in continua evoluzione e come organizzazioni sindacali abbiamo sempre dimostrato grande responsabilità e maturità nelle scelte che abbiamo fatto nel tempo. Valutiamo con interesse e positivamente l’apertura sulla partecipazione in un prossimo futuro, ma i giochi di potere non ci interessano. A noi stanno a cuore la nostra banca, la sua vicinanza ai territori, alle famiglie e alle imprese e l’attenzione verso i suoi dipendenti”, concludono le organizzazioni sindacali.

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