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Vinitaly, ecco le novità bergamasche e lombarde

Di Redazione8 aprile 2014 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Vinitaly, ecco le novità bergamasche e lombarde
Terre del Colleoni

BERGAMO — Sono molte le novità lombarde, anche bergamasche, al Vinitaly 2014 in corso a Verona. Denominazioni, tipologie, vini. Ma anche etichette e bicchieri.

La più originale viene dalla doc bresciana Botticino, che ha portato a Verona alcune eccezionali bottiglie, tenute a riposare per 18 mesi in miniera, a ben mille metri di profondità. La temperatura costante, di 9°/10°C, e la forte umidità conferiscono al vino una maturazione che pone in risalto aromi primari, derivanti dal particolare affinamento. L’annata 2009, la prima commercializzata, sarà in vendita ufficialmente una volta concluso il Vinitaly.

Novità anche dal Lugana (che fu il primo vino lombardo a fregiarsi del marchio Doc, nel 1967). In anteprima a Vinitaly viene presentata infatti la nuova versione Riserva. Prodotto per ora da otto aziende, prevede un affinamento minimo di 24 mesi, di cui almeno 6 in bottiglia.

In provincia di Bergamo, negli stessi confini della doc Valcalepio, è nata invece una nuova denominazione d’origine: “Terre del Colleoni” (o “Colleoni”). Comprende 14 tipologie di vini bianchi e rossi, fermi e frizzanti, ma soprattutto una grande bollicina. Il Terre del Colleoni doc metodo classico, ottenuto da uve chardonnay, pinot bianco, pinot nero, incrocio manzoni e pinot grigio (in vari assemblaggi), affinato sui lieviti per 24 mesi.

Per i patiti delle raccolte, il Consorzio San Colombano propone una collezione celebrativa dedicata a nove Porte delle storiche mura spagnole di Milano, riprodotte sulle etichette delle bottiglie di San Colombano Doc Rosso Riserva di tutti i produttori aderenti al Consorzio.

Dall’Oltrepò Pavese arriva un nuovo calice, disegnato per valorizzare le bollicine del “Pinot Nero d’Oltrepò”, fiore all’occhiello della presenza al Vinitaly del Consorzio che più di ogni altro contribuisce alla vitivinicoltura lombarda (65% del totale). Un bicchiere frutto di approfonditi studi, voluto per celebrare i nobili spumanti della zona.

Ma le novità non finiscono qui. In Valtellina è infatti possibile degustare i vini frutto di un metodo di potatura più conservativo. Negli ultimi tre anni il Consorzio Vini di Valtellina ha promosso la diffusione nelle varie sottozone del territorio del metodo Simonit&Sirch – Preparatori d’uva, i cui benefici per la vite cominciano a sentirsi anche nel prodotto finito.

Infine, la Franciacorta, che si presenta a Vinitaly forte dei risultati di uno studio sul Catasto Napoleonico commissionato dal Consorzio Franciacorta, che ha svelato, ricostruendo le colture presenti nei Comuni di territorio al 1809, come la pratica vitivinicola per autoconsumo e fini commerciali fosse ben radicata nell’area già all’epoca. I sentori della storia a nobilitare ulteriormente l’eleganza dei vini franciacortini.

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