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Milano, rubati 100mila euro di farmaci chemioterapici

Di Redazione8 aprile 2014 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Milano, rubati 100mila euro di farmaci chemioterapici
Farmaci

MILANO — Un nuovo furto di farmaci. Centomila euro di medicinali chemioterapici sono stati sottratti dalle riserve della clinica San Pio X di Milano.

Il fenomeno dei furti di medicinali è in rapida espansione, ma spesso ignorato e sottostimato, come rileva lo studio del centro di Transcrime dell’università Cattolica di Milano e dell’università di Trento.

Tra il 2006 e il 2013 infatti un ospedale italiano su 10 ha registrato un furto di farmaci, subendo una perdita media per ogni furto di circa 330mila euro. Complessivamente sono stati 68 i casi di furto di farmaci dagli ospedali italiani apparsi sui media dal 2006 al 2013 (di cui 51 nel 2013), per una perdita totale di almeno 18,7 milioni di euro.

I furti sono stati registrati su tutto il territorio nazionale, ma soprattutto in regioni come Campania e Puglia, che raccolgono il 45 per cento dei casi totali (con rispettivamente 17 e 14 furti), seguite dal Molise (5). Al centro-nord sono Lazio (6 casi), Lombardia (5) e Friuli Venezia Giulia (3) le regioni più colpite. I più bersagliati sono gli ospedali più grandi, con più di 800 posti letto.

I ladri si concentrano sui farmaci più costosi, come gli antitumorali (sottratti in 32 casi su 68), gli immunosoppressori (13 casi), gli antireumatici (12) e i biologici (10). A volte è anche l’epo a finire nel bottino dei furti.

Per la maggior parte quindi si tratta di medicinali di classe H interamente rimborsati dallo Stato, che secondo lo studio finiscono o sul mercato illegale nazionale o più facilmente all’estero, in paesi con un sistema sanitario più carente (come quello est-europeo) o difficoltà ad accedere ai canali legali (per colpa della crisi come in Grecia). Un quadro confermato anche da Nicola Pinelli, direttore della Federazione delle aziende ospedaliere-Fiaso.

“E’ un fenomeno in crescita e che riguarda i farmaci più costosi – rileva – Spesso i furti avvengono subito dopo la consegna, il che fa sospettare gli inquirenti della presenza di complicità. L’utilizzo di magazzini unici di farmaci, meglio protetti, potrebbe contribuire a ridurre il numero di furti”.

Non si può escludere nemmeno, secondo Transcrime, che i farmaci rubati, ripuliti tramite società schermo registrate all’estero, possano rientrare nel mercato legale parallelo per essere esportati in paesi con più alti margini di profitto (Nord Europa) o essere rivenduti di nuovo a grossisti e broker farmaceutici italiani.

Ad essere coinvolti, per i ricercatori, possono essere gruppi di criminalità organizzata, italiani di stampo mafioso (Camorra) e stranieri (dell’Est Europa), capaci di trasportare e piazzare i medicinali sul mercato illegale, anche all’estero, ed eventualmente di corrompere o intimidire il personale ospedaliero per accedere ai depositi farmaceutici. Anzi, gli alti profitti e i rischi relativamente bassi potrebbero convincere alcuni gruppi criminali ad abbandonare attività illecite più rischiose per dedicarsi a questo nuovo, e più lucroso, mercato illegale.

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