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Politica

Province, il bluff della presunta abolizione

Di Redazione4 aprile 2014 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo

Con il disegno di legge approvato alla Camera, invece di diminuire la burocrazia aumenta. Vi sveliamo il gioco delle tre carte

Province, il bluff della presunta abolizione
Il ministro Del Rio autore del provvedimento

ROMA — Addio alle Province. Forse. Nel senso che il cosiddetto ddl Delrio sul presunto riordino dell’istituzione provinciale è stato approvato quest’oggi alla Camera ma, in sostanza, invece di alleggerire l’italica burocrazia in realtà la appesantisce.

Al di là dei titoloni dei giornali di parte sulla presunta abolizione, in pratica con il decreto Del Rio le Province intese come istituzione perdono solo la loro parte elettiva. Ovvero non ci saranno più elezioni per scegliere chi siederà in consiglio provinciale e tanto meno per scegliere il presidente. Tuttavia, la Provincia resta e il presidente – o commissario o come verrà chiamato – sarà nominato dai Comuni al di sopra dei 15mila abitanti. Detto in soldoni, in Bergamasca forse tre o quattro enti oltre al capoluogo.

Cosa farà, quali saranno le competenze della “nuova Provincia”, quale l’organizzazione, lo stabilirà – come da italica consuetudine – un decreto attuativo che è ben lungi da venire.

Dunque, quanto votato oggi alla Camera non toglie burocrazia. Anzi, ne aggiunge, dal momento che nel documento è prevista l’introduzione delle città metropolitane, ovvero un ulteriore livello amministrativo.

Venticinque città metropolitane quando in Francia, per esempio, ce ne sono solo due: Parigi e Lione-Marsiglia. Venticinque nuove aree metropolitane quando anche in Spagna, per fare un altro esempio, non si superano le due unità: Madrid e Barcellona (con la richiesta di una terza a Valencia).

Le burocrazie tendono a moltiplicarsi, è un’assioma ben noto agli italiani. Ebbene, il decreto Del Rio non fa eccezione. Con il via libera al provvedimento di oggi le Province non vengono cancellate. Perché per farlo serve un apposito ddl di riforma costituzionale. E altrettanto vale per le competenze che verranno attribuite tramite decreto attuativo.

L’abolizione, dunque, è un bluff. Quel che è vero è che intanto arrivano le città metropolitane e le unioni tra Comuni. Burocrazia su burocrazia e, come si dice in Veneto, la sensazione netta che alla fine sia stato peggio il “tacon del buso”.

Il resto è folklore politico. Il testo è stato approvato con 260 sì, 158 no e 7 astenuti. Contro il ddl Delrio hanno votato Fi, M5S, lega, Sel e Fdi. Durante la votazione, più volte il capogruppo di Fi Renato Brunetta ha urlato “Golpe! Questo è un golpe! Votiamo compatti no”. Mentre dai banchi del Pd, dopo l’approvazione del provvedimento, si è levato un applauso. Tutto come da copione.

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