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Lavoro: 13mila disoccupati in più in Bergamasca

Di Redazione26 marzo 2014 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo

Particolarmente colpite Valbrembana e Valseriana. I dati presentati oggi in Provincia di Bergamo

Lavoro: 13mila disoccupati in più in Bergamasca
Alla ricerca di un posto di lavoro

BERGAMO — “E’ il saldo più negativo degli ultimi 5 anni”. Nelle parole dell’assessore al Lavoro della Provincia di Bergamo Giuliano Capetti c’è tutto il dramma di un’occupazione che in Bergamasca, così come in altre parti d’Italia, fatica a riprendere quota.

La fine del 2014 potrebbe mostrare una qualche inversione di tendenza, ma per il momento si naviga a vista.

Nel rapporto presentato questa mattina sull’andamento dei flussi del mercato del lavoro in provincia di Bergamo e le comunicazioni obbligatorie (CO) da parte delle aziende che hanno sede in provincia di Bergamo, relative alle assunzioni, cessazioni, trasformazioni e proroghe di personale svolte nel 2013, si evince che la crisi ha ancora strascichi pesanti.

Secondo quanto rilevato, le comunicazioni obbligatorie delle aziende ammontano complessivamente a 297.888: cessazioni rappresentano il 47 per cento del totale, gli avviamenti il 43 per cento, le proroghe il 6 e le trasformazioni il 4. Così come per il 2012, anche per l’anno 2013 le cessazioni (140.446) sono maggiori degli avviamenti (127.173), con un saldo negativo pari a -13.293.

“Dopo la parziale ripresa degli anni 2010/2011, nel 2013 continua il trend negativo iniziato nel 2012” precisa Capetti. I Centri per l’impiego maggiormente colpiti dal calo degli avviamenti rispetto al 2012, sono quelli di Albino e Zogno, rispettivamente -17,9 e -16 per cento.

“Emerge dall’analisi anche la difficoltà della Val Brembana e della Media Val Seriana, territori lontani dalle aree di sviluppo interessate dalle nuove infrastrutture” spiega Capetti.

A fronte di 127.173 rapporti di lavoro attivati nel 2013, le persone interessate agli avviamenti sono pari a 90.556. Il 56,8 per cento è di genere maschile, il 43,2 femminile, mentre oltre il 50 per cento appartiene alla classe di età centrale 30-49 anni (50,1%). Le persone che sono state interessate a cessazioni di rapporti di lavoro sono pari a 101.070 , di cui il 57,2 per cento maschi, il 42,8 femmine e il 51,1 appartenenti alla fascia di età 30-49 anni. La fascia di età centrale risulta pertanto essere la componente della popolazione maggiormente “mobile”.

Gennaio e, soprattutto, settembre sono i mesi caratterizzati dal maggior numero di avviamenti, mentre giugno, settembre e, soprattutto, dicembre quelli che vedono il maggior numero di cessazioni. Le trasformazioni hanno dei picchi nei mesi di gennaio e settembre, mentre le proroghe dei rapporti di lavoro sono maggiormente concentrate nei mesi di dicembre, gennaio e ottobre.

Il settore produttivo maggiormente colpito dal calo degli avviamenti è l’industria (-19,7 per cento), a seguire il commercio e servizi (-9,5), il cui calo è comunque inferiore alla media provinciale. Meno colpiti dalla diminuzione dei rapporti di lavoro sono l’agricoltura (-0,5) e le costruzioni (-4,8), queste ultime già interessate dal crollo degli avviamenti nel 2012 (-21,6).

L’assessore Capetti ha poi sottolineato la questione dei giovani “in grossa difficoltà”. Come si evvince dai dati, la variazione degli avviamenti 2009/2013 getta un bilancio negativo per i lavoratori dai 15 ai 29 anni: -16,1 per cento nel 2013.

Rispetto al 2012, gli avviamenti dei giovani fino a 19 anni fanno registrare -22,3 per cento; dei giovani da 20 a 29 anni -15,4; per i lavoratori dai 30 a 49 anni -11,4, e per quelli da 50 a 59 anni -1,8 per cento.

“Speriamo che le politiche nazionali annunciate diventino realtà e che servano ad aprire ai giovani nuove opportunità di entrare nel mondo del lavoro con contratti non precari”, conclude Capetti.

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