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Storia

Bergamo scomparsa: 10 marzo 1296

Cronaca di una giornata che fece divampare l'odio fra i casati bergamaschi

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Bergamo scomparsa: 10 marzo 1296
Bergamo Alta

Il 10 marzo 1296 un Colleoni feriva con un colpo di lancia Jacopo da Mozzo, esponente di rilievo di parte ghibellina. Fu come il divampare di un incendio che da tempo covava sotto le ceneri. Colleoni e Suardi, un tempo alleati, erano allora divisi da un odio feroce.

Fu distrutta la casa dei Mozzo, i Suardi cacciati da Bergamo, devastate le loro abitazioni. Poi nel giro di pochi giorni le sorti si rovesciarono. I Suardi, rientrati con l’aiuto dei Visconti milanesi misero a ferro e fuoco la città.

Fu una devastazione furiosa che, come racconta lo studioso Belotti, “non risparmiò neppure la chiesa di Santa Maria Maggiore” probabilmente perché sede della società delle armi che difendeva il Comune. Gravemente danneggiato il Palazzo Episcopale.

Abbiamo già visto come il neoeletto vescovo Giovanni da Scanzo fosse costretto a trovare rifugio presso i Rivola nel loro palazzo di San Michele al pozzo bianco. Proscritti i Colleoni dalla città fino alla terza generazione, inseguiti nella loro fuga, distrutte le loro case. Nominato un podestà filovisconteo.

Ma non era finita. Rivola e Bonghi, ostili a tale podestariato, si schierarono apertamente a sostegno dei Colleoni che tornarono in città con più di mille uomini. “Si combattè per ventiquattro ore continue – continua il Belotti – si abbruciarono le case di molti cittadine…e fu distrutto dall’incendio il palazzo pretorio…arsi i pubblici documenti che vi stavano raccolti e gli statuti cittadini”. Fu in realtà gravemente danneggiato il palazzo podestarile mentre il palazzo comunale riportò danni che non sappiamo valutare e che comunque non intaccarono l’involucro esterno. E da allora l’area dell’attuale Piazza Vecchia, che sappiamo precedentemente occupata da case d’abitazione e botteghe, venne indicata nei documenti con il termine “brenia”, rovine.

Il “turpe bellum civile” del 1296, che si concluse con una sorta di pacificazione solo nel 1307, ripropose in termini drammatici la contesa ormai secolare tra le “partes” guelfa e ghibellina. Il conflitto non poteva ormai esser più contenuto nei ristretti confini cittadini e si intrecciava con quello in atto negli altri centri urbani lombardi, in particolare Milano, dove gli orientamenti guelfi erano rappresentati dalla famiglia Della Torre (Torriani), quelli ghibellini dalla famiglia Visconti.

Troppo potente e troppo vicina Milano per un Comune di limitata consistenza economica e politica come quello della nostra città.

Nel 1264 Bergamo aveva eletto come podestà Filippo della Torre con poteri straordinari e acconsentito di pagare ai milanesi una somma annua. Era una forma di governo anomala in un regime comunale, primo passo verso l’accettazione di un governo autoritario. E i Suardi, cacciati dalla città nel 1296, non esitarono a chiedere e ottenere l’aiuto dei Visconti ormai insediatisi al potere a Milano. Vedremo in una puntata futura gli estremi tentativi di difendere e restaurare l’ordinamento comunale come unica e legittima forma di governo.

Evidenziava però i due nuovi fattori che nel XIII secolo erano intervenuti a rendere più complessa la dinamica delle fazioni.

Andreina Franco Loiri Locatelli

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