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Politica

Taglio delle tasse: ecco la ricetta di Renzi

Di Redazione13 marzo 2014 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo

Il governo taglia Irpef e Irap: 80 euro in più al mese per i lavoratori dipendenti, sale l'aliquota per le rendite finanziarie

Taglio delle tasse: ecco la ricetta di Renzi
Matteo Renzi

ROMA — Il tanto decantato mercoledì del taglio delle tasse è arrivato e il governo ha reso noto il suo piano per alleggerire la pressione fiscale su famiglie e imprese.

Nello specifico, con un sistema di detrazioni fiscali, pagheranno meno Irpef circa 10 milioni di lavoratori dipendenti, con un effetto positivo in busta paga di circa 80 euro al mese, e riduzione dell’Irap per le imprese, finanziata con l’incremento dal 20 al 26 per cento della tassazione sulle rendite finanziarie (esclusi i titoli di Stato).

Le novità scatteranno da maggio: per la fine di quel mese i datori di lavoro, nella loro veste di sostituti d’imposta, dovranno essere pronti ad applicare ai propri dipendenti le maggiori detrazioni d’imposta.

L’operazione riguarderà lavoratori dipendenti che hanno un reddito imponibile compreso tra gli 8.000 e i 25.000 euro l’anno e in misura minore quelli che guadagnano un po’ di più. Gli effetti saranno presumibilmente minimi o inesistenti per coloro al di sotto della soglia degli 8.000 euro non pagano già Irpef, e quindi non possono beneficiare di ulteriori detrazioni: i cosiddetti incapienti.

L’effetto medio, almeno fino alla soglia di 25 mila euro l’anno, dovrebbe essere una riduzione di imposta di 1000 euro su base annuale: il che vuol dire ogni mese poco più di 80 euro in più.

Per le imprese l’operazione Irap verrà finanziata con l’incremento della tassazione sulle rendite. Il taglio è del 10 per cento rispetto al gettito relativo alle imprese private, circa 24 miliardi. Con tutta probabilità il taglio sarà applicato alla componente dell’imposta che grava sul costo del lavoro.

Ai 2,4 miliardi di minor gettito su questo fronte ne corrispondono più o meno altrettanti – 2,6 – che dovrebbero derivare dal passaggio dal 20 al 26 per cento dell’aliquota dell’imposta sostitutiva su capital gains, dividendi, interessi e altre forme di rendita finanziaria. Sono esclusi i rendimenti dei titoli di Stato (e postali) che restano tassati al 12,5 per cento, circa la metà dell’aliquota standard. Resta da vedere se la stretta provocherà o meno una qualche fuga dagli investimenti e dunque una caduta di gettito.

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