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Bergamo, oltre 300 licenziamenti a febbraio

Di Redazione28 febbraio 2014 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo

Secondo la Cisl le interruzioni di lavoro sono cresciute del 39 per cento rispetto al mese precedente

Bergamo, oltre 300 licenziamenti a febbraio
Il problema del lavoro assilla i bergamaschi

BERGAMO — E’ stato un mese nero sul fronte del lavoro in Bergamasca. Secondo i dati resi noti dalla Cisl di Bergamo, sono stati oltre 300 i licenziamenti nel mese di febbraio.

Tremila e trecento in tutto le interruzioni dei rapporti di lavoro nella regione, nell’ultimo mese. Si tratta di un dato preoccupante, che segnale ben 1112 licenziamenti in più rispetto al mese precedente (+51 per cento) al livello regionale.

A Bergamo l’incremento è stato del 39 per cento, con 336 conclusioni dei rapporti di lavoro. A gennaio erano state 242.

A livello regionale si registra un incremento anche rispetto al corrispondente mese del 2013, quando le iscrizioni alle liste di mobilità erano state 2862 (+15 per cento).

Da questi dati si può dedurre che un numero crescente di aziende stia ultimando il ricorso alla cassa integrazione straordinaria e proceda alla messa in mobilità. “I dati sono per Bergamo e provincia allarmanti – dice Giacomo Meloni, della segreteria Cisl orobica -, e avvalorano la tesi che ai primi tiepidi segnali di ripresa della produzione industriale non corrisponda ancora una crescita occupazionale”.

“Alla luce di questo ulteriore incremento di perdita dei posti di lavoro, si rende sempre più urgente l’intervento sulla riduzione del cuneo fiscale per ridare fiato ai consumi interni e maggiore competitività alle imprese, una riduzione dei costi energetici, e della burocrazia, un finanziamento adeguato degli ammortizzatori sociali compresi i contratti di solidarietà espansivi, per potere, attraverso la riduzione degli orari di lavoro, ridistribuire il lavoro che c’è” spiega ancora Meloni.

“È necessario a livello territoriale agire con decisione e con tutte le parti sociali e istituzionali per l’attuazione di politiche attive volte alla rioccupazione delle persone, concentrandosi in via prioritaria sulle aree più in difficoltà come le Valli, e sui soggetti sociali deboli, i giovani ma non solo, perché molto forte è la disoccupazione delle persone over 45 espulse dal ciclo produttivo” conclude il sindacalista.

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