iscrizionenewslettergif
Storia

Bergamo scomparsa: l’olmo “notabile” di Città Alta

Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Bergamo scomparsa: l’olmo “notabile” di Città Alta
Uno scorcio di Città Alta

Il nostro percorso nel centro cittadino in età comunale prosegue con la visita alla “platea de Antescholis”, presso l’ingresso meridionale della Basilica. Vi si trovavano allora un regio, forse identificabile con il protiro stesso della chiesa e un portico di una certa ampiezza, oltre alla fontana vicinale e dall’altra parte della strada, le già citate scuole vescovili che davano il nome alla vicinia.

Ma la presenza che più spesso ricorre nei documenti è quella di un grande olmo “iuxta leones lapideos” presso i leoni di pietra, quindi vicino all’ingresso della chiesa. All’ombra dell’albero centenario, sicuramente luogo di incontro e di sosta, furono rogati molti atti notarili.

“L’ulmum” era talmente importante nella mentalità cittadina che dopo la sua scomparsa alla fine del Trecento i documenti continuavano a farvi riferimento: “in via publica iuxta locum ubi hactenus erat ulmum”, cita un notaio “nel luogo dove finora c’era l’olmo”.

Meno presente negli atti notarili risulta invece la “platea magna Sancti Vincentii”, la grande piazza a fianco della Cattedrale, oggi piazza Reginaldo Giuliani.

Non esisteva allora il fontanone visconteo realizzato nel 1342. Si trovava invece, probabilmente nello stesso sito, una fonte di modeste dimensioni citata negli statuti come fontana “Berlina”, le cui strutture furono poi inglobate nel fontanone.

Lo studioso Gian Mario Petrò ipotizza che il nome derivasse dalla sua prossimità alla “berlina” del Comune, il luogo in cui si scontavano le pene infamanti che esponevano al pubblico ludibrio i rei di misfatti che danneggiavano la cittadinanza intera. Sappiamo, per esempio, che i falsari erano legati sul dorso di un asino con una corona in testa.

La studiosa Francesca Bonincontri cita un’altra pietra rinvenuta dal Caversazzi vicino al penultimo pilone del Palazzo comunale, avanzando l’ipotesi che essa servisse allo svolgimento di una imbarazzante consuetudine documentata in altre città e addirittura citata a Como nello statuto cittadino. La vendita di beni da parte di un privato era annunciata “in publica concione” con la singolare procedura di “dare ter de cullo supra lapidem…sive petram in camixia”, ovvero di battere tre volte il sedere sulla pietra, vestiti della sola camicia. Secondo il Belotti, tale adempimento spettava invece a coloro che rifiutavano un’eredità. La pietra oggi non è più visibile.

La “platea magna” era comunque soprattutto luogo di mercato. La sua vocazione commerciale è attestata fin dal primo Duecento con la presenza di botteghe, “staciones”, di proprietà vescovile. Ricordiamo che là, dove essa incontrava la Basilica, erano poste le misure di lunghezza bergamasche.

Esisteva inoltre una “porticus longa”, struttura porticata citata negli statuti del 1331 per il divieto di vendere al suo interno il pesce, commerciabile invece nel resto della piazza. Il Mazzi la indica come “porticus pelipariorum”, portico dei pellicciai. Anch’essa dovette essere inglobata nel fontanone visconteo.

Nei documenti la piazza è citata come “pischaria” o mercato del pesce poi come mercato delle biade e quando questo fu trasferito nell’attuale Piazza Vecchia libera da costruzioni, come mercato del lino.

La nostra passeggiata nel centro della Bergamo comunale, durata ben nove puntate, ci ha mostrato una città dalle istituzioni ormai ben consolidate con un’economia in fase di crescita e vivaci forme di vita sociale. Ma vedremo in un futuro incontro quanto quell’apparente equilibrio fosse fragile.

Andreina Franco Loiri Locatelli

Leggi le altre puntate di Bergamo scomparsa
Bergamo scomparsa: la bibliografia

Bergamo scomparsa: i delitti del “domicilium”

Sullo sfondo, il BattisteroAbbiamo esaminato nelle puntate precedenti le sedi cittadine del potere politico e religioso tutte situate ...

Bergamo scomparsa: la Basilica Alessandrina

Ecco dove sorgeva la Basilica AlessandrinaNelle ultime nove puntate abbiamo descritto il centro cittadino così come si presentava in età ...