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Editoriali

Cari candidati, vorremmo sentir parlare di povertà

Di Redazione26 febbraio 2014 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo

Dalla campagna elettorale sembra sparito il problema dei problemi anche per Bergamo

Cari candidati, vorremmo sentir parlare di povertà
Senza parole

Siamo ormai all’avvio della campagna elettorale per le amministrative. I candidati sono noti e sono già iniziati i proclami. Presto arriveranno i programmi. Questa volta però nessuno dei contendenti potrà sottrarsi dal prendere coscienza di un problema che, sommessamente, ma sempre più pesantemente si sta allargando come una macchia d’olio sotterranea.

Mi riferisco condizione di povertà che molti, troppi bergamaschi, coprono con una coltre di orgoglio e di decoro profondo, che fa di loro delle persone che meritano tutto il nostro rispetto, ma non per questo hanno meno bisogno di quanti, magari un poco meno, o per nulla, culturalmente bergamaschi e lombardi, gridano in continuazione. Presso i servizi sociali, alle code all’ospedale, per le graduatorie per le abitazioni, al pronto soccorso e ovunque faccia loro comodo.

Forti di un substrato sociale che prima di chiedere, per decoro e dignità, da sempre, sopporta più di quello che dovrebbe, e che quindi fa sì che chi alza la voce si senta anche troppo. E sono spesso anziani, ovvero quelli che hanno lavorato per consegnarci un benessere che, nonostante questa pesantissima crisi non ha paragoni con la situazione che hanno trovato loro nel dopoguerra, o madri di famiglia che si alzano alle cinque del mattino per usare la lavatrice perché la corrente elettrica costa meno e che si studiano le offerte dei supermercati o si reinventano, magari con un diploma o una laurea in tasca come donne delle pulizie per il condominio, tanto per arrotondare, tanto per non togliere più del necessario ai figli.

Padri di famiglia che arrotondano come possono. Famiglie che risparmiano ovunque sia possibile, magari non accendendo il riscaldamento, comperando il pane del giorno prima, chiedendo al bar o al vicino il giornale del giorno prima.

Per non chiedere assistenza. Per dignità e decoro. Mentre altri magari addirittura pretendono.
Sono gli invisibili che vivono in decorosa povertà e che sono tanto più difficili da aiutare proprio per via del fatto che bisogna trovarli, e bisogna essere capaci di dare loro una mano senza offenderli nel loro pieno e totale diritto alla cittadinanza di questa città e di questa regione.

Sono tanti, troppi, un esercito silenzioso, che richiederà ai prossimi amministratori di Bergamo il coraggio di amministrare secondo una scaletta differente che segua un ordine preciso: bisogno, necessità, possibilità e ridondanza.

Scelte che chiederanno alla gente di Bergamo, così capace di essere operosa e generosa, di mettere a tacere con sdegno quanti, come sempre avviene, chiederanno operazioni di immagine o avanzeranno pretese su cose, pensiamo ad esempio a mostre roboanti o opere liriche in costante perdita che non possono venire prima del bisogno della gente. Anche se la gente sta zitta.

Perché le persone vengono prima.

Carlo Scotti-Foglieni

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