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Storia

Bergamo scomparsa: i delitti del “domicilium”

I crimini compiuti al suo interno dovevano essere puniti con particolare severità

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Bergamo scomparsa: i delitti del “domicilium”
Sullo sfondo, il Battistero

Abbiamo esaminato nelle puntate precedenti le sedi cittadine del potere politico e religioso tutte situate intorno alla “platea parva Sancti Vincentii” oggi piazza del Duomo. Dobbiamo aggiungere un “porticus militum” dal 1289 adibito alla milizia comunale della “Società delle armi di Santa Maria Maggiore”, posizionato sul luogo dell’attuale Cappella Colleoni e una “volta iudicum”, ambiente caratterizzato da un soffitto a volta, sede del collegio dei giudici e situata “in via publica” accanto alla porta dell’Episcopato.

Tutta l’area considerata godeva di particolare protezione. Era il “domicilium” vietato alle armi e delimitato da precisi confini secondo un decreto entrato in vigore nel 1220. I delitti compiuti al suo interno dovevano essere puniti con particolare severità.

Come ricorda lo studioso Belotti, chi ferisse una persona “in modo da causare perdita di sangue”, era bandito in perpetuo senza alcuna possibilità di veder commutata la pena. Se il feritore era colto sul fatto doveva essere punito immediatamente con la pena capitale, nel caso il ferito fosse morto. Doveva essere sottoposto al taglio della mano con cui aveva inferto il colpo nel caso il ferito fosse sopravvissuto. Sottolinea la studiosa Buonincontri che si trattava di una forma di estensione dell’immunità di cui tradizionalmente godevano i luoghi sacri ed era largamente praticata in altre città lombarde, dove lo spazio protetto era talora fisicamente delimitato da mura di cinta.

Ma non erano nell’area solo gli edifici monumentali che oggi ammiriamo. Ricordiamo che il Battistero era collocato all’interno della Basilica e la Cappella Colleoni non esisteva.

Nel Medioevo la piazza era una realtà estremamente viva e mutevole così che risulta difficile imprigionarla in una descrizione o in una pianta prospettica. Tutto lo spazio libero dalle costruzioni maggiori era occupato da botteghe, ripostigli, bottegucce che trovavano posto fin sotto le volte dello scalone e risultano ampiamente documentate negli atti notarili. Quasi ovvia la presenza di “cartelari”, cartolai cui non doveva mancare il lavoro data la collocazione al centro di tutta la pubblica amministrazione. Spesso citate la “statio Benvenuti de Mollonio cartelari prope scalas palacii” e un’altra rivendita di materiale di cancelleria presso il regio comunale.

E c’erano i portici, numerosi, citati con nomi diversi, elementi caratterizzanti della città medioevale in genere, frequentissimi anche a Bergamo. Ci avverte Gian Mario Petrò che il termine poteva indicare non solo una struttura aperta, ma anche un ambiente chiuso in qualche modo assimilabile, tanto che alcuni di essi sono indifferentemente definiti “porticus”oppure “camera”.

Luoghi di lavoro come il “porticus colegi notariorum Pergami” aderente al brolo del Vescovado, luoghi di affari e di commercio, ma anche luoghi di incontro e di accordi politici. Alcuni di essi venivano citati con il nome delle famiglie della aristocrazia locale i cui membri li avevano evidentemente scelti come luoghi di sosta non occasionali.

Accanto al muro dell’Episcopio un “porticus ubi morantur… domini de Collionibus et de Suardis” e accanto alla porta grande della chiesa di Santa Maria Maggiore un “porticus illorum de Rivola”. Di quest’ultimo Petrò ritrova probabili tracce sopra la parete del transetto dove erano esposte le misure medioevali. Concluderemo nel prossimo incontro la nostra visita al centro della Bergamo comunale.

Andreina Franco Loiri Locatelli

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