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Ecco le fonti di rischio per la ripresa

Di Filippo Quarti19 febbraio 2014 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo

Sullo andamento dell'economia globale pesano ancora incertezze. Ecco gli scenari

Ecco le fonti di rischio per la ripresa
Fonti di rischio per la ripresa globale

Fatta la panoramica, nelle uscite precedenti, delle principali tematiche e dei meccanismi macroeconomici, cerchiamo di focalizzarci sulle possibili fonti di rischio per la crescita globale:
1) Spinta minore del previsto dalla riduzione della pressione fiscale: è possibile che gli effetti sul PIL siano minori o per una stima eccessiva della pressione fiscale del 2013 o per via di una pianificazione della fiscalità nel 2014 troppo ″ottimistica″. Nel primo caso vorrebbe dire che lo scorso anno il settore privato, nonostante la scarsa pressione, ha contato per pochi punti del PIL e, di conseguenza, un ulteriore ″relief″ potrebbe non apportare benefici elevati; nel secondo, i governi potrebbero semplicemente non diminuire la tassazione.
2) Azione frenante sulla domanda delle politiche di riduzione dell’indebitamento: è possibile che la lentezza della ripresa incida sulla capacità della domanda del settore privato di auto-sostenersi. A livello di DM, il rischio ha diversa natura a seconda dell’area geografica presa in analisi. Negli Stati Uniti, dove la ripresa è più sostenuta, è possibile che ci sia della capacità in eccesso (visti anche gli scarsi livelli di capex dell’ultimo periodo), mentre, per quanto riguarda l’Eurozona, la depressione della domanda perviene dal deleveraging del settore bancario e dalla conseguente contrazione del credito al settore privato.
3) Capacità produttiva e pressioni inflazionistiche: ricollegandosi al punto precedente, il basso utilizzo di capacità produttiva sarebbe in grado di garantire una crescita del PIL senza spingere i prezzi al rialzo. Tuttavia, qualora l’accelerazione del PIL fosse più sostenuta del previsto, il tasso di disoccupazione potrebbe sorprendere al ribasso, con spinte inflazionistiche sui salari e, di conseguenza, sui prezzi.
4) Situazione europea: dal 2012 i problemi relativi al rischio sistemico europeo sono andati via via scomparendo, così come le tensioni che avevano caratterizzato i mercati dell’Europa periferica. È evidente però che l’Eurozona necessita ancora di aggiustamenti strutturali che destano preoccupazioni: se la crescita riprenderà come ci si attende, è probabile che tali problemi passino in secondo piano; viceversa, una diminuzione del PIL e dell’inflazione potrebbero mettere sotto i riflettori i timori relativi alle politiche fiscali, all’aggiustamento del tasso di cambio reale e, in ultima analisi, sulla capacità della BCE di supportare la crescita.
5) Credito cinese: la crescita del credito continua ad avere un ritmo superiore a quello della crescita del PIL. La sistemazione di questo squilibrio tramite le restrizioni delle condizioni finanziarie e l’aggiustamento dei tassi d’interesse è un processo rischioso (come dimostrano gli effetti sui mercati locali dell’aumento del tasso interbancario): un aumento troppo improvviso dei tassi d’interesse potrebbe quindi deteriorare eccessivamente il mercato del credito, affliggendo in ultima istanza uno dei principali motori della crescita mondiale.

 

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