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Quando il Papa ricordò Fra Tommaso da Olera

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Quando il Papa ricordò Fra Tommaso da Olera
Fra Tommaso da Olera

“Ancora oggi è onorato nella città di Innsbruck e nei dintorni, il nome del ‘fratello del Tirolo’, padre Tommaso da Bergamo, la cui tomba si trova nel locale convento cappuccino e il cui operato ha confermato la fede di contadini e principi del XVII secolo”. Sono le parole di Papa Giovanni Paolo II, così come testimoniano e documentano le immagini del Centro Televisivo Vaticano, pronunciate davanti a una folla di fedeli che presero parte alle celebrazioni del 27 giugno del 1988 a Innsbruck.

Nel 1988 era ancora in corso la causa di beatificazione del cappuccino, salito agli onori degli altari il 21 settembre in cattedrale a Bergamo, ma Wojtyła con queste parole dimostrò di conoscere già quel frate nato secoli prima (nel 1563 a Olera) e morto poco lontano dal luogo in cui si tennero quelle celebrazioni (nel convento dei cappuccini alle due di notte del 3 maggio 1631). Richiamò così in questo modo l’attenzione della Chiesa sul fraticello bergamasco.

Ricordò inoltre Tommaso come colui che “ha confermato la fede di contadini e principi”. Fra Tommaso seppe infatti, sempre con estrema umiltà, essere vicino sia ai poveri, sia ai potenti. Fu proprio l’arciduca del Tirolo Leopoldo V a chiamare a Innsbruck Tommaso nel 1619.
Wojtyła con il suo viaggio in Austria (dal 23 al 27 giugno del 1988) si recò in preghiera nel lager di Mauthausen e visitò Vienna, Eisenstadt, Salisburgo e Innsbruck.

Il papa polacco verrà presto canonizzato insieme a un altro pontefice legato a Fra Tommaso, Papa Giovanni XXIII che lo dichiarò: “Un santo autentico e un maestro di spirito”.

Il suo segretario, il cardinale Loris Capovilla, testimonia quanto segue: “Rileggeva frequentemente le pagine di questo Fuoco d’Amore (il libro di Tommaso). Ciò che colpiva papa Giovanni era la constatazione della perfetta fusione dell’umile vita di tutti i giorni, condotta dal laico cappuccino, con una vita eminentemente contemplativa. Diceva che fra Tommaso doveva essere stato condotto certamente dallo Spirito del Signore a stendere pagine così limpide e in conformità con la ortodossa dottrina. Degno di nota particolare – continua Capovilla – sembrami il fatto che negli ultimi giorni della sua vita, specie quando cominciò a restare a letto (20 maggio 1963), papa Giovanni volle che, a turno, il sottoscritto, l’infermiere fra Federico Belotti e i giovani aiutanti Guido e Gianpaolo Gusso gli leggessimo, oltre alle pagine dell’Imitazione di Cristo, del Breviario e di altri libri di pietà, copiosi brani di Fuoco d’Amore. Papa Giovanni mi aveva parlato di lui come di un santo autentico e di un maestro di spirito”.

In una recentissima intervista su Fra Tommaso, Capovilla ha dichiarato: “Per quello che ha scritto e che ha lasciato, è un uomo che merita di essere accostato ai grandi Dottori della Chiesa”.

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