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Coldiretti: risarcimenti Brebemi ancora in alto mare

Di Redazione14 febbraio 2014 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Coldiretti: risarcimenti Brebemi ancora in alto mare
Il presidente di Coldiretti Alberto Brivio

BERGAMO — “A distanza di 5 anni dall’inizio dei lavori, Brebemi deve ancora circa 2,5 milioni di euro agli agricoltori per espropri e asservimenti”. Lo precisa il presidente di Coldiretti Bergamo Alberto Brivio che denuncia il mancato rispetto degli impegni verso le imprese agricole cui ha sottratto terreni o distrutto fabbricati.

“Dei 140 accordi bonari stipulati da parte di oltre 100 aziende nostre associate – spiega Brivio – tra proprietari e affittuari sono poco più di 15 gli imprenditori che devono ancora ricevere parte dell’anticipo e sono ben 70 quelli che devono ancora ricevere il saldo. Complessivamente Brebemi deve ancora per gli espropri 2 milioni di euro”.

“La situazione è tutt’altro che rosea anche per quanto riguarda gli asservimenti e le occupazioni temporanee, cioè le aree interessate dalle imposizioni di servitù come canali, tubi, ecc. o le aree occupate in modo provvisorio dai cantieri – prosegue Brivio -; per queste voci infatti Brebemi deve ancora versare più di 410 mila euro, vale a dire oltre il 40 per cento del totale dovuto”.

“Inoltre sono ancora fermi al palo i decreti di esproprio riferiti alla totalità della superficie di terreno espropriata alle oltre 100 aziende che fanno riferimento a Coldiretti Bergamo, vale a dire 650.000 mq. Questo significa che tutta l’area su cui sono state costruite l’autostrada e le opere connesse fiscalmente risultano ancora di proprietà degli agricoltori, che pur non potendola più coltivare perché già coperta da colate di cemento o asfaltate, devono ancora farsi carico delle tasse che la riguardano, come Imu, Irpef e Bonifica” continua la Coldiretti.

“Ed è ancora tutto da definire anche per quanto riguarda le aree interposte, cioè le aree racchiuse tra i tracciati della Brebemi e della Tav, una fascia di terreno non più produttiva, di fatto sequestrata, perché irraggiungibile. La superficie di questa area è di circa 600.000 mq e rappresenta un valore di oltre 10 milioni di euro. Per il momento è ancora in carico agli agricoltori che, pur non potendola più coltivare, sono costretti a pagarne le imposte. A questo punto è evidente che più di un interrogativo me lo pongo sul project financing – conclude Brivio – sono quindi necessarie risposte urgenti, visto che le aziende agricole hanno ad oggi evidenti difficoltà a considerare questa infrastruttura un esempio virtuoso. Pur avendoci per primi creduto, mettendo a disposizione le nostre case e i nostri terreni, anche con la stipula degli accordi bonari, uno strumento definito efficace sul piano finanziario quanto rapido nei tempi e burocraticamente snello, riconosciamo con rammarico di essere considerati tra gli ultimi”.

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