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Eurozona: come dare impulso all’economia

Di Filippo Quarti7 febbraio 2014 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo

Possibile nuovo Ltro per finanziare le banche, ma sembra una possibilità più remota rispetto al taglio dei tassi

Eurozona: come dare impulso all’economia
I dati sull'economia

Se il tema chiave dello scorso anno è stato il deleveraging dei DM, quello del 2014 potrebbe essere l’autoalimentazione della crescita: un’espansione meno dipendente dalle politiche (spesso non convenzionali) delle rispettive banche centrali e dagli stimoli fiscali, e maggiormente affidata ai consumi del settore privato, agli investimenti delle aziende e alla normalizzazione del segmento del credito.

Per quanto riguarda le economie emergenti, invece, la transizione verte sul passaggio da un modello di crescita basato su credito e indebitamento ad uno caratterizzato da riforme strutturali in grado di rendere la crescita sostenibile nel lungo periodo.

Partendo dagli Stati Uniti, il nodo cruciale è ovviamente costituito dal tapering, già cominciato a gennaio dalla Fed: la riduzione degli acquisti di titoli da parte della banca centrale americana, che si attesterà sui 10 miliardi di dollari al mese, sarà bilanciata da un mantenimento dei tassi a breve intorno allo zero fino allo sfondamento della soglia del 6.5% del tasso di disoccupazione e fintanto che l’inflazione rimarrà sotto al 2%.

In merito alla situazione politica, sembrerebbero superate le problematiche sulla spesa federale: l’accordo biennale tra democratici e repubblicani è stato trovato a dicembre, e prevede un aumento della spesa pubblica pari a 64 miliardi di dollari nei prossimi due anni a fronte di un aumento dei risparmi per 85 miliardi (con tagli alle pensioni di dipendenti federali e militari e un aumento delle tariffe aeree). Le misure fanno quindi svanire lo spettro della sequestration, che avrebbe dato automaticamente il via ad una serie di tagli indiscriminati a difesa e welfare per i prossimi dieci anni. Potrebbero esserci tensioni a febbraio, mese in cui il governo americano si troverà nuovamente ad affrontare la questione dell’innalzamento del tetto del debito, ma sarebbe sorprendente assistere a una paralisi come quella di ottobre.

Per quanto riguarda il Giappone, le aspettative per il 2014 non sono rosee: l’aumento della tassazione sui consumi che avrà inizio ad aprile costituirà un freno per la crescita dell’economia giapponese. Non sembra infatti sufficiente l’annunciato pacchetto di misure che nelle intenzioni del governo dovrebbe compensare gli effetti negativi di questo mini-fiscal cliff. D’altro canto è possibile che si assista a un ulteriore intervento di easing della BoJ, come intuibile dalle dichiarazioni governatore Kuroda, ma probabilmente solo nel secondo trimestre, una volta che saranno più chiari gli effetti dell’incremento della tassazione su consumi ed inflazione. L’obiettivo è infatti quello di passare dal precedente decennio di deflazione ad un livello di crescita dei prezzi intorno al 2%.

La principale transizione che caratterizzerà l’Eurozona sarà il passaggio all’Unione bancaria: questo punto, già menzionato l’anno passato, sta cominciando a prendere forma con l’Aqr e l’istituzione del Single Resolution Mechanism, che dovrebbe dotare la Bce di poteri sufficienti per risolvere eventuali situazioni critiche degli istituti europei. A questo si aggiungono anche le elezioni del Parlamento Europeo di maggio, che potrebbero dar voce ad alcune correnti anti-europeiste che si stanno diffondendo in alcuni Paesi dell’Unione e rendere più difficoltoso il processo di ripresa.

Potrebbe incastonarsi in un simile scenario un’ulteriore riduzione dei tassi da parte della Bce, sebbene tale intervento sembrerebbe più che altro plausibile in caso di shock: il problema rimane però quello della trasmissione dell’impulso monetario all’economia reale, fattore di primaria importanza nelle future decisioni dell’autorità europea. Nei mesi scorsi si è anche parlato di un possibile nuovo Ltro con cui finanziare le banche, ma sembra una possibilità più remota rispetto al taglio dei tassi, anche perché, se le banche indirizzassero i fondi sull’acquisto di titoli di Stato, il problema della trasmissione dell’impulso non sarebbe comunque risolto.

Per ciò che attiene la Cina, il passaggio cruciale è costituito dalle riforme stabilite dal governo nel corso del Terzo Plenum: nel mirino ci sono l’apertura e la trasparenza dei mercati finanziari, il settore bancario (con un inasprimento della normativa), il settore pubblico (come colonna portante dell’economia), la riforma fiscale (con la ripartizione della spesa pubblica sui diversi livelli di governo e la riforma della tassazione) e, più in generale, l’integrazione con l’economia globale. Sebbene l’azione di governo sia tesa a migliorare la qualità della crescita di medio/lungo periodo (grazie a una riallocazione delle risorse), è altresì probabile che comporti dei rallentamenti nell’espansione economica, anche per via del fatto che la liberalizzazione finanziaria combinata con il processo di deleveraging potrebbe causare dei rischi di ribasso nel breve termine e pressioni inflazionistiche.

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