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Eurozona: attesa accelerazione della crescita

Di Filippo Quarti4 febbraio 2014 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo

Il Pil globale potrebbe intraprendere un sentiero di crescita più sostenibile, dal 2.8 per cento al 3.5 per il 2014

Eurozona: attesa accelerazione della crescita
Gli indici di borsa

Già a settembre SofiaSGR aveva elaborato un aggiornamento della situazione globale in cui le parole chiave erano accelerazione (per le economie avanzate), stabilizzazione (nelle economie emergenti) e accomodamento (in relazione alla politica monetaria delle principali banche centrali).

Alcuni di questi assunti rimangono ancora validi, altri lo saranno solo parzialmente, ma se le principali economie saranno in grado di rispondere adeguatamente alle sfide che le attendono, il PIL globale potrebbe intraprendere un sentiero di crescita più sostenibile, aumentando così dal 2.8 per cento al 3.5 per cento atteso per il 2014, per poi raggiungere un range compreso tra il 3.5 e il 4 per cento dal 2015 in avanti.

In generale, si ritiene che l’Eurozona sarà l’area sottoposta alla maggior accelerazione, gli Stati Uniti dovrebbero crescere a un ritmo superiore alla media, mentre il Giappone è probabile che rallenti sulla scia dell’inasprimento delle politiche fiscali. Per quanto riguarda gli Emerging Markets, la crescita si dovrebbe stabilizzare a un ritmo al di sotto del trend, sebbene si potrebbero avere sorprese positive da parte di quelle economie esposte alla domanda dei Developed Market e con meno vincoli sul fronte delle condizioni creditizie.

Guardando all’inflazione, invece, se dall’inizio della crisi i temi dominanti sono stati quello delle banche centrali e degli shock sul mercato dell’energia dovuti alle tensioni africane/medio-orientali, nei prossimi mesi l’andamento dei prezzi delle varie economie dipenderà maggiormente da peculiarità macro dei singoli Paesi.

In generale, per quanto riguarda i DM, la dinamica dei prezzi dovrebbe rimanere piuttosto bassa e stabile, sebbene su livelli diversi a seconda dell’area valutaria di riferimento: più elevata in Stati Uniti, Giappone e Regno Unito, più bassa nell’Eurozona.

Passando in esame gli EM, sembra possibile una rotazione che trasferirà le pressioni deflazionistiche dalle economie sviluppate alle aree emergenti. Questo fenomeno sarebbe in primis da ricondursi alla scomparsa dell’effetto “pass through” derivante dal deprezzamento del tasso di cambio; in aggiunta, altri fattori che farebbero pensare a un trend al ribasso dell’inflazione sono il rallentamento del mercato del lavoro (e quindi le minori pressioni sul lato salari) e la diminuzione dei prezzi delle commodities.

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