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Crisi, peggiorano le condizioni dell’Isola Bergamasca

Di Redazione4 febbraio 2014 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo

Lo dicono i dati raccolti dalla Cisl di Bergamo. Saldo negativo di 900 movimenti fra assunzioni e licenziamenti

Crisi, peggiorano le condizioni dell’Isola Bergamasca
La Legler di Ponte San Pietro, simbolo della deindustrializzazione dell'Isola

BERGAMO — Una crisi epocale di cui non si vede ancora la fine del tunnel. L’Isola bergamasca è tra le zone della Bergamasca che più hanno subito le difficoltà economiche nel 2012-2013. Se in provincia di Bergamo il saldo negativo fra cessazioni e avviamenti al lavoro è stato di oltre tremila unità, nello stesso periodo il Centro per l’impiego di Ponte S. Pietro ha fatto registrare un risultato negativo di quasi 900 movimenti.

Un netto peggioramento che testimonia lo stato di difficoltà di molte imprese della zona, specie le piccole aziende del settore manifatturiero e delle costruzioni. Meno coinvolte le aziende che esportano i loro prodotti come la Brembo e la Necta V. Inoltre che la tipologia delle assunzioni è mutata a sfavore delle assunzioni a tempo indeterminato che ormai sono solo il 30 per cento del totale dei nuovi ingressi lavorativi.

Gli iscritti al Centro per l’impiego sono aumentati nell’ultimo anno del 20 per cento portando i flussi da 5.400 del 2012 a 6500 persone che nel 2013 si pongono alla ricerca del posto di lavoro su circa 50mila dell’intera provincia di Bergamo.

Nello stesso tempo nelle liste provinciali della mobilità a fine 2013 figuravano 8.930 iscritti, per lo più maschi di oltre 50 anni di età, di cui 1.500 circa (pari al 17 per cento del totale) appartenenti al territorio dell’Isola Bergamasca.

“La ragione dell’aggravarsi della crisi occupazionale – ha detto Ferdinando Piccinini, durante l’attivo dei delegati e degli iscritti Cisl a Ponte San Pietro – è sicuramente legata al processo di deindustrializzazione in corso da anni che ha coinvolto importanti realtà industriali del tessile, della meccanica e delle costruzioni col relativo indotto, contribuendo a mettere in sofferenza il territorio già in difficoltà per la carenza di adeguati sevizi e infrastrutture a reggere i cambiamenti economici”.

“La risposta a questi snodi è quella di costruire le condizioni per un nuovo sviluppo territoriale che sappia offrire qualificate opportunità di lavoro, mediante una effettiva capacità del sistema produttivo di riposizionamento sui mercati”, ha aggiunto il segretario provinciale cislino.

Il giro della provincia che la segreteria Cisl sta compiendo per promuovere il proprio progetto di rilancio dell’economia territoriale ha dunque fatto tappa nell’Isola Bergamasca, un’area in cui risiedono circa 131.000 abitanti con una densità di gran lunga superiore alla media provinciale (oltre mille abitanti per Km quadrato) e un indice di vecchiaia inferiore a quello bergamasco. Oggi, per cento ragazzi sotto i 14 anni ci sono poco più di cento anziani sopra i 65 anni di età che in prospettiva sono destinati ad aumentare sensibilmente, Gli stranieri sono il 10 per cento (contro il 10,5 % della provincia ) e rappresentano ormai una componente strutturale della popolazione che proprio grazie a loro si mantiene mediamente più giovane.

La Cisl anche a questa zona propone una sfida utile per contrastare il declino e, ancora, ha chiesto un alto grado di condivisione da parte di tutti i soggetti interessati, dalle istituzioni locali, CCIAA, al sistema creditizio, alle parti sociali.

“Occorre che si abbandonino ritrosie e piccoli interessi di bottega che più o meno velatamente condizionano una visione e un progetto strategico più complessivo da parte degli attori dell’economia bergamasca, superando definitivamente la sterile discussione tra piccola e grande impresa, tra manifattura e servizi. Vanno individuati insieme alla realtà migliore dell’imprenditoria bergamasca i filoni innovativi sui quali concentrare le azioni di sviluppo e coinvolte le istituzioni per sburocratizzare e rendere più attrattivi investimenti con alto valore aggiunto”, ha spiegato Piccinini.

“In definitiva si tratta di scongiurare il rischio di deindustrializzazione col pericolo di far ritornare l’Isola Bergamasca ai tempi in cui era considerata area depressa, va rilanciato lo sviluppo e l’occupazione che per la Cisl resta il vero indicatore dell’uscita dalla crisi economica e sociale. Per cui andranno individuate “iniziative indirizzate al lavoro e alla formazione insieme al supporto e alla gestione delle doti ammortizzatori sociali rivolte ai lavoratori delle aziende in cassa integrazione e in mobilità (per i giovani alla ricerca del primo impiego e per quelli espulsi dai processi di produzione) costituiscono un vero banco di prova per il riequilibrio del mercato del lavoro”.

In campo turistico, un’azione potrebbe essere quella di “agganciare l’opportunità dell’EXPO 2015 mettendo a punto l’offerta di Bergamo e il suo territorio attraverso la messa in rete delle più importanti attrazioni turistiche, dai beni artistici a quelli culturali, architettonici, ambientali, gastronomici”. Un’azione specifica rivolta al settore sociale riguarda invece “la domanda di assistenza famigliare in forte espansione per effetto della dinamica demografica che evidenzia un progressivo invecchiamento delta popolazione. A questo proposito è richiesto un nuovo modello di intervento basato sulla erogazione di servizi qualificati in grado di creare nuova occupazione piuttosto che limitarsi alla pur importante assegnazione di contributi individuali”, conclude Piccinini.

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