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Politica

In ricordo di Giorgio Stracquadanio

Di Redazione3 febbraio 2014 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
In ricordo di Giorgio Stracquadanio
Giorgio Stracquadanio

Nella notte tra venerdì e sabato scorso è morto Giorgio Stracquadanio. Aveva 54 anni e un tumore lo ha portato via in pochi mesi.

Giorgio era prima di tutto un uomo colto, appassionato all’idea di libertà, nemico dei sotterfugi e animato da uno straordinario entusiasmo per la gente e per la vita. Una persona che prima di parlare si formava una opinione, piuttosto che, come avrebbe detto Gaber “pensare per sentito dire”, il che, in un mondo in cui avere delle idee ed esprimerle, se si esce dal pensiero di massa, procura solo dei disagi. Soprattutto se, quando le esprimi, finisci per metterci tutta la passione e l’energia che hai e alla parlata sommessa di chi ha poco da dire o si preoccupa solo di sembrare rassicurante preferisci lo scontro verbale anche acceso. Il che porta chi non capisce a liquidare facilmente l’altro come litigioso; del resto le etichette di comodo sono molto più facili da trovare degli argomenti per un confronto serio.

Era difficile, anzi impossibile, trovarsi sempre d’accordo con lui e questo comportava, sempre, ore di confronto più o meno acceso. Se vi foste seduti a prendere un aperitivo sarebbe stato meglio assicurarsi che il bar, dopo la chiusura, vi lasciasse le sedie… Ma allo stesso tempo era impossibile che Giorgio si sottraesse al confronto.

Faceva politica perché gli piaceva, perché aveva delle idee e ci credeva. Spesso riemergeva la sua origine nel partito radicale sia nelle tesi, che nel modo di porle.

Un uomo integralmente onesto. Uno che per comperarsi la casa nuova, un appartamento a Milano, si è venduto l’auto che gli piaceva tanto.
Una persona fuori dall’ordinario, con la quale ho condiviso, progetti, idee, lavoro e molto altro.

E che anche nella battaglia contro la malattia, con a fianco l’inseparabile Clementina, non ha smesso un momento di essere attivo, definendo la malattia e le cure – sono parole sue di una quindicina di giorni fa – “qualche acrobazia terapeutica”.

Era un “uomo integrale”: politico, economico, santo e guerriero e a suo modo anche religioso visto che la sua religione era la gente; probabilmente Giorgio avrebbe avuto da ridire sulla definizione visto da dove origina, ma è la mia idea e sono certo la rispetterebbe.
Se ne è andato come ha vissuto, affrontando il mondo in piedi, di petto, a muso duro.

Un uomo, in un mondo popolato da troppe comparse. Ci mancherà.

Carlo Scotti Foglieni

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