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Economia

Bankitalia: ecco cosa dice il decreto

Di Redazione30 gennaio 2014 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Bankitalia: ecco cosa dice il decreto
Soldi

ROMA — Il decreto è passato alla Camera. Con una forzatura istituzionale senza precedenti Laura Boldrini ha troncato l’ostruzionismo del Movimento 5 stelle e ha messo in votazione il provvedimento del governo, che punta ad assegnare 7,5 miliardi di euro per la ricapitalizzazione della Banca d’Italia.

Ma cosa contiene il decreto fatto votare in fretta e furia? Prima di tutto una generosa rivalutazione del capitale che le banche – in particolare Unicredit e Intesa San Paolo – hanno in mano.

Con un colpo di penna, da un pacchetto complessivo di 156mila euro si passa a 7,5 miliardi di euro, cioè il valore massimo stabilito dal collegio di esperti nomitati allo scopo, dopo l’estate.

L’operazione verrà concretizzata tramite una ricapitalizzazione di Bankitalia a carico delle riserve dell’istituto che sono composte prevalentemente d’oro, metallo prezioso le cui quotazioni sono ultimamente in netta discesa.

Il governo inoltre ha stabilito che nessun azionista potrà possedere più del 3 per cento della Banca d’Italia. Il che significa che Intesa e Unicredit, che insieme detengono più del 64 per cento del capitale di Bankitalia, oltre a rivalutare contabilmente le loro quote che erano iscritte in bilancio a un valore quattro cinque volte inferiore, dovranno metterle sul mercato.

Il bello è che se nessuno si farà avanti per comprarle, ci penserà la stessa Banca d’Italia a ritirarle (ma al nuovo prezzo) e tenerle fino all’arrivo di nuovi compratori.

Dunque, tra rivalutazione contabile e moneta sonante in arrivo, Intesa e Unicredit si presenteranno agli esami della Bce dotati di un comodo cuscinetto.

Abbassate poi le tasse sulla pluvalenza a carico degli azionisti al 12 per cento, contro il tradizionale 20, che significa per l’erario un gettito inferiore di circa 370 milioni.

Infine i dividendi. Con le nuove regole gli azionisti di Bankitalia, a parità di utili, incasseranno un dividendo potenziale pari a sei volte quanto ricevuto negli anni passati: 450 milioni di euro contro i circa 70 degli anni scorsi, secondo i calcoli del M5S che stima una perdita per lo Stato di quasi 400 milioni.

In cambio, però, a tutte le banche italiane, non solo a quelle azioniste di via Nazionale, è stato imposto di farsi tassare per coprire parte del buco creato con l’abolizione dell’Imu sulla prima casa.

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