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Giacomo Stucchi

La disastrosa vocazione riformatrice della sinistra

Di Giacomo Stucchi29 gennaio 2014 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
La disastrosa vocazione riformatrice della sinistra
Matteo Renzi

Se la riforma elettorale Renzi-Berlusconi andasse in porto senza modifiche il rischio concreto sarebbe quello di passare da una brutta legge elettorale ad un’altra peggiore.

Ma anche pericolosa, perché tra l’altro permetterebbe al vincitore di avere un premio di maggioranza sproporzionato rispetto al corpo elettorale che rappresenta. Un sistema di voto che permetta l’ingresso in Parlamento di un’autentica rappresentanza dell’elettorato, oltre alla possibilità per i cittadini di scegliersi i propri parlamentari e di avere la ragionevole certezza di un governo stabile, che realizzi il programma scelto dalla maggioranza degli elettori, è tutt’altra cosa.

Può quindi una legge elettorale soddisfare gli interessi di uno o due partiti, relegando gli altri a ruolo di comprimari della scena politica? In un sistema democratico la risposta è “no”, ma con l’avvento di Renzi alla segreteria del Pd l’impressione è che il partito, o parte di esso, possa cadere di nuovo negli errori del passato.

La sinistra, infatti, già nel 2001, con l’approvazione in tutta fretta della riforma del Titolo V della Costituzione, che ha portato all’attuale contenzioso tra Stato centrale ed enti locali, ha dimostrato di non avere lungimiranza in tema di riforme. Una tendenza confermata anche nel 2006 quando boicottò, riuscendo ad affossarlo, il referendum confermativo sulla riforma istituzionale approvata dal centrodestra e fortemente voluto dalla Lega Nord. Con quella riforma la riduzione del numero dei parlamentare, le modifiche al bicameralismo perfetto, e molto altro ancora, sarebbero già in vigore.

Insomma, i precedenti non sono a favore di Renzi e il rischio della recidiva, intesa come nuovo disastro politico-istituzionale, appare quanto mai concreto. Del resto non sono certo casuali le difficoltà che il sindaco di Firenze sta già incontrando, a partire da quelle esistenti nello stesso Pd. Dove in molti non hanno gradito l’uso delle cesoie da parte del neosegretario che ha imposto ai parlamentari del suo partito il ritiro di quasi tutti gli emendamenti al testo di riforma elettorale concordato con Berlusconi e depositato in Commissione alla Camera.

Un prologo che di certo non lascia ben sperare per il passaggio in Aula alla Camera, dove può accadere davvero di tutto.

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