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Storia

Bergamo scomparsa: dove si tenevano le assemblee

Gli atti del Comune venivano legittimati solo dopo l' approvazione dei "cives"

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Bergamo scomparsa: dove si tenevano le assemblee
Il Palazzo della Ragione

Abbiamo visto nella puntata precedente come l’attuale piazza del Duomo, allora “platea parva Sancti Vincentii” fosse il luogo di convocazione della “concio” o “arengo”, la pubblica assemblea del Comune. Dal “balatorium” delle scale o dal “regio” posto all’ingresso della Basilica, le autorità o i funzionari, “servitores Communis”, comunicavano le decisioni relative alla politica estera o all’attività legislativa interna. Gli atti del Comune venivano legittimati solo attraverso la proclamazione pubblica e la relativa approvazione dei “cives”.

Chi erano questi cives che esercitavano diritti politici? In un primo tempo le condizioni economiche dovettero essere altamente discriminanti. Nel XIII secolo godevano invece di tale diritto i capifamiglia di condizione non servile residenti in città e nei sobborghi, gli stessi che partecipavano alle assemblee vicinali.

Non sappiamo fino a che punto la proprietà continuò ad essere un elemento di differenziazione. Nelle assemblee si fa spesso cenno alla presenza di “milites et pedites”, a sottolineare la partecipazione di tutte le classi d’estimo. Esclusi probabilmente solo i nullatenenti. Anche nel caso del giuramento in occasione della già citata sconfitta delle Grumore, vennero chiamati ad impegnarsi in nome della cittadinanza mille “cives” senza alcuna distinzione di classe sociale.

Quale valore potevano avere le scelte manifestate nella “concio”? La “concio” esercitava il potere legislativo in modo effettivo o solo formale? Le fonti in proposito sono contraddittorie. Nel 1230 l’assemblea fu chiamata ad approvare la delibera con cui lo statuto della “società del popolo” diventava statuto cittadino. Si trattò, come abbiamo visto, di una delle decisioni più importanti e significative di tutta la storia comunale. E nella concio era allora “maxima moltitudo militum et peditum”.

In altre occasioni invece l’assemblea risulta convocata solo per la proclamazione delle delibere. Ogni due mesi si riuniva per la pubblicazione delle sentenze penali.

Nonostante una certa degenerazione ravvisata dal Belotti, la “concio” rimase l’istituzione in grado di esprimere il consenso necessario a legittimare il potere dell’autorità comunale. Tale funzione non poteva non tradursi nelle architetture del palazzo, disgiungendosi dai “regi” della Basilica e utilizzando uno spazio più idoneo dell’angusto “balatorium”.

Alla fine del Duecento è infatti documentata l’esistenza di un “regium novum Comunis Pergami” in prossimità dello scalone, ma dotato di proprie scale di accesso posizionate probabilmente sul retro della struttura.

Nei pilastri delle arcate sottostanti i “cives”, convocati davanti al “regio” comunale al suono delle campane e delle trombe, potevano ritrovare scolpiti nella pietra i principi fondamentali dell’ordinamento comunale. Vedremo nella prossima puntata i significati allegorici delle immagini raffigurate sui capitelli.

Andreina Franco Loiri Locatelli

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