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Giacomo Stucchi

Pronti alle riforme, da sempre

Di Giacomo Stucchi22 gennaio 2014 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Pronti alle riforme, da sempre
Giacomo Stucchi

Esultano i renziani del Pd per avere dato, dicono, uno slancio al processo riformatore ma anche per essere riusciti ad allungare la vita alla Legislatura che, con tutta la carne messa al fuoco (nuova legge elettorale, riforma del Senato e del Titolo V), avrà di certo molti motivi per andare avanti.

Sono tutte buone notizie per i cittadini? Sì e no, temiamo. L’accordo Renzi-Berlusconi, infatti, potrà forse aver stupito per la rapidità con il quale è stato raggiunto, soprattutto se si considerano gli anni persi in chiacchiere dalla solita politica romana, ma non può che lasciare molti dubbi sui temi della governabilità, della rappresentatività, e direi soprattutto della democraticità di un sistema elettorale che, al momento, sembra essere fatto apposta per far fuori dalla rappresentanza parlamentare i partiti minori e quelli fortemente radicati sul territorio.

Un’eventualità che di certo la Lega Nord non teme. Anche per essere l’unica forza politica alla quale un minimo di memoria storica, oltre che di onestà intellettuale, dovrebbe riconoscere di essersi sempre battuta, con tutti gli strumenti legislativi a disposizione, per riformare le istituzioni, a cominciare dall’abolizione del bicameralismo perfetto e dalla riduzione del numero dei parlamentari.

I fatti dimostrano però che abbiamo dovuto sempre scontrarci con il muro della conservazione, costituito soprattutto della sinistra. Se adesso le cose sono cambiate, con il Pd di Renzi che ha finalmente scoperto una vocazione riformatrice, ne siamo felici e non vediamo l’ora di dare il nostro contributo in Parlamento. Ma se tutto si riducesse ad una mera operazione di facciata, giusto per allungare la permanenza di Letta a Palazzo Chigi, o magari sostituirlo con una nuova maggioranza senza passare dal voto, e nel frattempo preparare le condizioni, compresa ovviamente la nuova legge elettorale, per favorire il futuro arrembaggio al governo dei partiti maggiori, non esiteremmo ad “alzare le barricate” dentro e fuori le aule parlamentari.

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