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Inceneritore di Filago: appello di Legambiente

Di Redazione21 gennaio 2014 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Inceneritore di Filago: appello di Legambiente
L'inceneritore di Madone-Filago

FILAGO — “Un appello alle istituzioni perché prevalga l’interesse comune legato alla salute e alla qualità della vita”: è quello lanciato da Legambiente che torna sull’argomento dell’inceneritore Ecolombardia4 di Filago.

L’associazione ha chiesto più volte di sedere ad un tavolo per analizzare tecnicamente, in modo serio e approfondito, la richiesta di Ecolombardia4 e più in generale la situazione territoriale, ambientale ed infrastrutturale dell’Isola Bergamasca, ricevendo una sola risposta in merito.

“Restiamo convinti dell’importanza di fare il punto sull’inquinamento prodotto dalle attività industriali del territorio dell’Isola Bergamasca, e di farlo in un tavolo di confronto aperto a tutti i portatori d’interesse diffuso presenti sul territorio, guidato e promosso dalle amministrazioni comunali coinvolte, e in primo luogo dai sindaci, in qualità di autorità sanitarie” è l’opinione espressa dall’associazione. “Ma in mancanza di un quadro complessivo relativo alle fonti emissive e alla loro regolamentazione, riteniamo che nei procedimenti autorizzativi in corso, a partire da quello dell’inceneritore di Ecolombardia4, non si possa che imporre da subito l’applicazione delle migliori tecnologie disponibili per l’abbattimento di inquinanti, rinviando la decisione su progetti di modifica della capacità di trattamento ad una fase successiva alla verifica di efficacia di questi dispositivi, anche per quanto riguarda l’impatto sanitario delle attività industriali al di fuori del perimetro aziendale”.

“Il futuro industriale dell’Isola Bergamasca deve partire da un nuovo patto con il territorio e con le popolazioni residenti – dichiara Damiano Di Simine, presidente di Legambiente Lombardia – e per definire questo patto occorre che tutti gli enti locali siedano allo stesso tavolo, confrontandosi sulla base di dati e informazioni pubbliche e certe, poiché la disputa tra amministrazioni beneficiate o penalizzate dagli impianti industriali dislocati nel territorio è deleteria”.

Restando all’inceneritore di Filago, Legambiente auspica che i comuni di Filago, Madone e Bottanuco, la Regione Lombardia e la Provincia di Bergamo chiedano la revisione dell’Aia (Autorizzazione ambientale integrata) e l’applicazione delle Bat (le migliori tecnologie disponibili) per ottenere una forte riduzione delle emissioni, come condizione preliminare per poter discutere di ogni altra modifica all’impianto, in particolare per quanto riguarda l’alimentazione: modifiche che possono essere discusse solo a partire dall’accertamento di una chiara assenza di danno sanitario determinato dall’attività industriale.

“Già da tempo denunciamo che la qualità dell’aria nel distretto industriale dell’Isola sia inaccettabile – dichiara Luciano Gelfi, responsabile del circolo di Filago -. Chiediamo pertanto che venga avviata una seria ed approfondita campagna di controlli sulle emissioni degli impianti industriali che, così come l’inceneritore, concorrono a questo quadro”.

“Riteniamo che lasciare l’impianto nelle attuali condizioni, senza alcun intervento sulla parte emissiva, sia la peggior cosa che si possa fare: i tecnici della nostra associazione ritengono che, a seguito degli interventi previsti dalla stessa Ecolombardia4, vi possa essere un sensibile miglioramento del quadro emissivo legato all’impianto. La parte di progetto che riguarda l’adozione di nuovi sistemi di abbattimento di gas e fumi inquinanti deve essere attuata nel più breve tempo possibile, come condizione irrinunciabile per l’esercizio dell’impianto anche nelle condizioni operative attuali”.

Legambiente ribadisce, con una lettera aperta inviata oggi ai sindaci di Madone, Filago e Bottanuco la necessità di indire un tavolo pubblico e competente sulle problematiche industriali dell’Isola, formato da enti, associazioni e comitati del territorio, ed illustra la propria road map in 4 punti per affrontare la vicenda dell’autorizzazione regionale all’inceneritore:
1. Chiedere alla Regione Lombardia di subordinare l’autorizzazione all’incremento della portata oraria dei rifiuti complessivamente alimentata ai forni ad un protocollo di sperimentazione, che come avviene in analoghe situazioni, sia in Italia che nel resto d’Europa, verifichi l’effettivo miglioramento delle emissioni a seguito dei lavori di razionalizzazione e di ottimizzazione richiesti dall’azienda.
2. Affidare al Consorzio dei comuni le quote versate da Ecolombardia4, con vincolo di destinazione ad opere di gestione e miglioramento ambientale del distretto industriale, rendendo conto annualmente ai cittadini del loro utilizzo.
3. Installare e gestire un sistema di diffusione dei dati riguardanti il monitoraggio delle emissioni atmosferiche.
4. Insediare una commissione tecnica di esperti di fiducia delle Amministrazioni con il compito di controllare le prestazioni ambientali dell’impianto, il raggiungimento degli obiettivi di riduzione e il loro miglioramento (conseguibile anche con la cessione del calore per usi di terzi), comunicare periodicamente al pubblico i risultati del monitoraggio e valutare l’impatto sanitario conseguente all’esecuzione degli interventi di adeguamento alle Bat.

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