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Storia

Bergamo scomparsa: com’era il Palazzo della Ragione

Andiamo alla scoperta di come si presentava lo storico edificio in età comunale

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Bergamo scomparsa: com’era il Palazzo della Ragione
Le arcate del Palazzo della Ragione

Abbiamo esaminato nell’ultimo incontro i maldestri rifacimenti che purtroppo hanno interessato il Palazzo della Ragione all’inizio del secolo scorso. Ma, pur tenendo conto di tali infauste operazioni, com’era l’edificio in età comunale?

Difficile dirlo, perché se esso rimase sostanzialmente integro nei primi due secoli, subì una sostanziale trasformazione nel primo Quattrocento. Con il passaggio della città al dominio veneto il fronte principale fu ribaltato verso Piazza Vecchia con conseguente apertura del porticato verso settentrione. Esamineremo dettagliatamente i risultati di tale operazione quando ci occuperemo di quel momento storico. Ora riprendiamo in esame la situazione in età comunale.

Il porticato si apre tuttora verso sud e verso ovest con arcate originarie lievemente a sesto acuto impreziosite da un cordolo ottagonale. Poggiano su pilastri a base quadrangolare con spigoli smussati e una lesena addossata alla faccia interna. Appunto tale elemento identifica i pilastri originari distinguendoli da quelli quattrocenteschi aperti in rottura sul lato nord.

Le attuali colonne interne al portico sono cinquecentesche; in origine erano pilastri di sezione ottagonale di cui nella ristrutturazione novecentesca sono stati ritrovati residui sotto la pavimentazione. La soffittatura era di legno. Ma particolarmente significativo appare quel che resta dei capitelli originari, le cui figurazioni erano sicuramente allusive alle attività che nel loro sito si svolgevano.

Gli studi di Francesca Buonincontri ne hanno ritrovato i significati allegorici ridando anima al palazzo. Dobbiamo tener presente che certi elementi simbolici, oggi del tutto estranei alla nostra cultura e quindi incomprensibili, facevano allora parte dell’immaginario collettivo ed erano utilizzati in cerimonie e processioni di significato insieme religioso e politico. Dovevano quindi essere accessibili nella loro sostanza ad un pubblico molto vasto, anche se a livelli diversi secondo le capacità interpretative del riguardante.

Dal capitello del pilastro mediano sulla fronte occidentale del palazzo si affaccia un leone. Non mostra ferocia. I grandi occhi dalle arcate sopraccigliari evidenziate sono spalancati a guardarci, la figura è tozza, la criniera sottilmente incisa è riccioluta. Secondo il bestiario medioevale tali elementi identificavano il leone pacifico e mansueto. Le fauci sono aperte sopra un leoncino che ha le sue stesse fattezze ed è disteso a pancia in su. E’ suo figlio e punta le zampe contro il collo del genitore. Cosa sta accadendo?

Raccontava un trattato molto diffuso sulle allegorie animalistiche di allora che i leoni nascono addormentati, o morti, e solo dopo tre giorni ricevono la capacità di risveglio, o la vita, dall’alito del padre. L’interpretazione sacra assegnava al leone il ruolo di Dio Padre che al terzo giorno resuscita il Figlio, l’interpretazione profana identificava il leone con il Re, quindi con il potere, il governo. Un governo forte, vigile, capace di infondere la vita nel popolo che riconosce la sua autorità, ma nello stesso tempo pacifico, clemente anche verso chi ha sbagliato. Non per niente la figura era posta nelle vicinanze della camera pincta, cuore del potere. Ma risultava anche sottostante al pontile originario che conduceva al palazzo podestarile e al carcere della torre.

Forse la figuretta umana che si affaccia dietro la coda della bestia e porta la mano al petto è uno di quei condannati che si apprestavano a traversare il “pontile” verso la prigione? Non lo sappiamo. Vedremo nella prossima puntata gli utilizzi del porticato e della piazza.

Andreina Franco Loiri Locatelli

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