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Storia

Bergamo scomparsa: il centro città in età comunale

Com'era il centro cittadino in quell'epoca? Ce lo spiega Andreina Franco Loiri nella 51esima puntata della rubrica

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Bergamo scomparsa: il centro città in età comunale
Il Campanone di Bergamo Alta

La città è un organismo vivo, che continuamente si modifica e si rinnova. Gli spazi possono variare nel giro di pochi anni, gli edifici si trasformano, le strutture minori sorgono o spariscono in relazione alle necessità della comunità. Risulta pertanto difficile “fotografare” il centro urbano in un preciso momento storico. Cercheremo di farlo, sia pure con molte approssimazioni, seguendo la ipotetica ricostruzione elaborata da Angelo Mazzi nel 1880; ad essa apporteremo qualche aggiunta e qualche modifica in base alle scoperte degli studi più recenti, in particolare quelli di Petrò e Buonincontri.

Chi dall’attuale via Gombito voleva raggiungere il centro cittadino doveva percorrere la stretta “via publica” che collegava la piazzetta di San Michele dell’Arco, accanto all’attuale palazzo della Biblioteca, con la “platea parva Sancti Vincentii”, oggi piazza Duomo. Alla sua sinistra erano le case e le botteghe che occupavano l’attuale piazza vecchia, alla sua destra prima le case dei Suardi e poi, dopo un vicolo, “l’hospitium potestatis” dominato dalla torre civica.

Il palazzo aveva aggiunto al suo nucleo originario sottratto ai Suardi diversi altri edifici già appartenenti alla Curia e acquisiti via via dal Comune. Nella parte più interna era la abitazione del podestà con la “camera cubicularii”, camera da letto, scelta da un notaio per rogare un atto. Era posta ad un piano alto, mentre il piano sottostante era adibito a funzioni pubbliche in particolare la “caminata”, camera dotata di camino, dove si adunavano i “sapientes provvisores” del Comune, cioè podestà, Credenza e in genere coloro che erano deputati a prendere decisioni.

La parte più esterna della struttura, costituita da diversi corpi di fabbrica separati fra loro da piccoli cortili, “curie”, e dotati di portici e logge, ospitava invece tutta una serie di uffici e funzionari pubblici, compresa la cancelleria e la contabilità comunali. In uno dei cortili scaturiva una fonte, elemento insolito nel centro cittadino.

La torre, originariamente appartenente alla consorteria Suardi e Colleoni, non aveva porte di accesso a livello della strada, particolarità che abbiamo già visto comune ad altre torri e dovuto a necessità di difesa. L’ingresso, posto sul lato ovest tra i tre e quattro metri di altezza dal suolo, era raggiungibile tramite una scala di legno esterna oltre che , sicuramente, anche attraverso passaggi interni ad edifici che le erano adiacenti e di cui non sono state ancora ritrovate le tracce.

Gli studi di Chiara Bernazzani ci informano circa la struttura e la storia della torre. Alta 37,70 metri di contro agli attuali 52,76 era dotata di quattro merli su cui poggiava una copertura probabilmente in legno. Entrata in possesso del Comune o almeno messa stabilmente a sua disposizione come appare già nelle carte del 1199, fu alzata e dotata di una cella campanaria. Le campane civiche scandivano i momenti più rilevanti della vita politica cittadina, segnalando le pubbliche assemblee e le riunioni della Credenza, nonché l’arrivo e la partenza dei podestà o di alti funzionari. Ma il loro suono regolava anche la vita quotidiana. Ogni sera in tutta la città i cento rintocchi regolari indicavano l’orario di chiusura delle porte cittadine e delle taverne.

Ancora due secoli dopo l’ingresso alla torre avveniva attraverso la scala di legno esterna. La notte tra il 6 e il 7 marzo 1388 essa rovinò a causa di un vento fortissimo “talchè le campane non poterono più suonare”.

Andreina Franco Loiri Locatelli

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