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Valseriana

Consegnata al Papa reliquia di Fra Tommaso da Olera

Di Redazione18 dicembre 2013 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo

BERGAMO — A 450 anni dalla nascita, una reliquia ex ossibus di fra Tommaso da Olera, il cappuccino beatificato lo scorso 21 settembre a Bergamo, è stata consegnata nelle mani di Papa Francesco.

Nel corso dell’udienza una delegazione di Cappuccini (tra i quali il postulatore fra Carlo Calloni; il vice postulatore Padre Rodolfo Saltarin; Padre Mariano Steffan, superiore del convento di Villafranca e Padre Marcello Longhi, superiore del convento di Bergamo) ha offerto a Sua Santità la preziosa reliquia del Mistico del Sacro Cuore di Gesù.

“Conosco il Beato Tommaso” ha detto Sua Santità. Il Pontefice ha benedetto il postulatore, il vicepostulatore e quanti hanno lavorato per la beatificazione di fra Tommaso. “Gli ho dato la reliquia – racconta Calloni, postulatore dell’ordine dei Cappuccini -, mi ha sorriso e mi ha stretto la mano. È stato contento. Conosce il Beato e ci invita a seguire il suo esempio come quello di tutti i santi”.

Il prezioso resto donato al Pontefice, un osso dell’umile cappuccino, è custodito in un piccolo ostensorio d’argento appositamente realizzato da una ditta di Napoli.

Tommaso nasce a Olera nel 1563, un piccolo borgo in terra di Bergamo, abbarbicato al Monte Alto. Lavora in famiglia dedicandosi ad attività rurali dure e al contatto con la natura fino a 17 anni, quando lascia la sua terra per entrare nel convento dei cappuccini di Verona. Qui i fratelli gli insegnano a leggere e scrivere, un’eccezione per il tempo.

Da cappuccino laico si occupa della questua per i poveri e per i fratelli del convento. Rimane a Verona fino al 1605, a Vicenza fino al 1612 e a Rovereto fino al 1617; nel 1618 è a Padova come portinaio; nel 1619 è richiesto dall’arciduca Leopoldo V nel Tirolo; da allora fino alla morte è di convento a Innsbruck, sempre come frate della questua.

È noto per essere un anticipatore della devozione al sacro cuore di Gesù, fervente sostenitore dell’Immac olata concezione di Maria secoli prima del dogma, un umile i! llettera to capace di scrivere un testo come Fuoco d’Amore, libro che Papa Giovanni XXIII era solito consultare.

Negli anni Venti del 1600 ebbe la felice idea di far costruire, la prima volta in terra tedesca, una chiesa da dedicare a Maria Immacolata. La suggerì al suo grande amico, il medico Ippolito Guarinoni, che la progettò e portò a termine dopo oltre trent’anni di lavori e in mezzo a difficoltà di ogni genere, soprattutto economiche.
Tale chiesa, ultimata soltanto nel 1654 – duecento anni prima della proclamazione del dogma dell’Immacolata -, negli anni ottanta del secolo scorso, è stata completamente restaurata e ufficialmente dichiarata monumento nazionale.

Chi viaggia lungo l’autostrada che da Innsbruck conduce a Vienna, la può ammirare dopo aver superato la città di Hall: sulla destra dell’Inn, in località Ponte di Volders. La posa della “prima pietra” avvenne il 2 aprile 1620, presente Leopoldo V, arciduca del Tirolo, a nome del fra tello imperatore, Ferdinando II.

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