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Giacomo Stucchi

Fiducia rinnovata, ma per fare cosa?

Di Giacomo Stucchi17 dicembre 2013 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Fiducia rinnovata, ma per fare cosa?
Angelino Alfano e Enrico Letta

Se ad ogni fiducia ottenuta dal governo Letta ci fosse stato un suo rinnovato e fattivo impegno a risolvere i problemi del Paese oggi staremmo tutti un po’ meglio. Purtroppo, però, è vero esattamente il contrario: l’esecutivo continua a collezionare voti di fiducia da una parte del Parlamento ma rimane incapace di trovare una soluzione ai problemi che rimangono tutti sul tappeto.

Famiglie e imprese sono quanto mai sfiduciate e, almeno per coloro che lo hanno votato, chi si aspettava una scossa all’azione di governo dall’avvento del nuovo segretario del Pd probabilmente è rimasto deluso. Cambia il capo del più grande partito della coalizione ma nei palazzi della politica romana si continuano a fare i soliti proclami, spostando sempre più in là l’orizzonte temporale entro il quale conseguire risultati concreti.

Intanto Letta sta a Palazzo Chigi ormai da otto mesi e il fatto che vi possa rimanere ancora non promette nulla di buono. Adesso si annuncia un patto tra le forze di maggioranza, quelle rinnovate del Pd e quelle rimaste del centrodestra, che dovrebbero sottoscrivere un accordo sulle cose da fare nel 2014. Ma al momento, anche dopo aver sentito le parole del premier al Senato, siamo alle solite enunciazioni di principio. La sensazione, ma direi soprattutto la preoccupazione, è che si tratti del solito stratagemma per dilazionare nel tempo l’approvazione di misure che invece andrebbero adottate subito.

Basti pensare agli effetti deleteri della riforma del lavoro, che non è servita certo a creare occupazione e che necessita di essere rivista, alle disposizioni da attuare per semplificare la vita alle imprese sul fronte della burocrazia, o per garantire loro un minimo di accesso al credito, alla ridefinizione della tassazione sulla casa che deve smettere di essere un rompicapo, oltre che un’intollerabile vessazione, per i contribuenti.

Di tutto questo però non c’è traccia negli annunci del governo che, come sempre, rimane sul vago.

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