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Editoriali

Signor Alfano, si guardi intorno

Di Redazione11 dicembre 2013 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo

Ci sono molte domande che sorgono spontanee, assistendo alla sollevazione popolare che in molti hanno soprannominato la “rivolta dei forconi”. E sono domande che ci fanno riflettere sulla vera entità di questo governo.

Ieri il ministro dell’Interno Angelino Alfano ha parlato di tolleranza zero. Ovvero, non tollera che i cittadini, di cui è espressione negata e al cui servizio dovrebbe essere, scendano in piazza a protestare – anche in maniera forte – contro un governo che li sta affamando.

Alfano non tollera i cittadini che manifestano la loro insoddisfazione per l’incapacità che i politici continuano a dimostrare nel risolvere i problemi ormai improcrastinabili. Problemi di cui non si rendono conto, rinchiusi nei loro palazzi.

In verità il ragionamento è inverso: sono i cittadini che non tollerano più quella classe politica che non si rende conto dell’abisso che ormai la separa dal resto della società civile, dei lavoratori e dei dipendenti pubblici che, spesso per salari modesti, salvano quel poco che è rimasto di uno Stato ormai alla deriva.

Onore alle forze dell’ordine schierate a fianco dei cittadini, vittime anche loro di una classe politica arrogante e senza scrupoli, impegnata solo a difendere i propri anacronistici privilegi.

Siamo uniti a manifestare la nostra protesta e il disprezzo verso una classe politica pronta solo a partecipare alle corride televisive in cui nulla propongono, presi come sono ad insultarsi a vicenda e attenti a salvaguardare il loro narcisismo presuntuoso e vuoto di contenuti.

Se Matteo Renzi saprà mantenere le promesse e portare a termine la rivoluzione che si prefigge – attraverso innanzitutto la riforma della legge elettorale verso un sistema maggioritario a doppio turno, dove l’elettore potrà finalmente vedere in faccia il candidato e considerarne l’effettiva capacità -, allora, forse, eviteremo un’altra rivoluzione.

Una rivoluzione che rischia di essere più cruenta e che ai più pare ormai inevitabile se le cose non cambiano velocemente. Non nel giro di mesi, ma di giorni.

Patrizia Siliprandi

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